Tim Burton, 63 anni, premiato ieri alla Festa del Cinema di Roma: il suo prossimo lavoro, una serie Netflix su Mercoledì Addams
Tim Burton, 63 anni, premiato ieri alla Festa del Cinema di Roma: il suo prossimo lavoro, una serie Netflix su Mercoledì Addams
di Beatrice Bertuccioli Non gli va proprio giù di essere definito “dark“. Ma certo con il suo cinema ha dato vita a fiabe goticheggianti, popolate di creature almeno all’apparenza mostruose, da Edward mani di forbice a La sposa cadavere, a Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street. Un universo fantastico, in bilico tra orrore e meraviglia, potente e personalissimo. Ieri la Festa del Cinema di Roma ha reso omaggio al sessantatreenne regista americano Tim Burton consegnandogli un Premio alla Carriera. Burton, felice di questo Premio alla carriera? "Un Premio alla carriera è come stare al proprio funerale. Scherzo. Sono molto contento perché sono cresciuto ammirando il cinema di Mario Bava, di...

di Beatrice Bertuccioli

Non gli va proprio giù di essere definito “dark“. Ma certo con il suo cinema ha dato vita a fiabe goticheggianti, popolate di creature almeno all’apparenza mostruose, da Edward mani di forbice a La sposa cadavere, a Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street. Un universo fantastico, in bilico tra orrore e meraviglia, potente e personalissimo. Ieri la Festa del Cinema di Roma ha reso omaggio al sessantatreenne regista americano Tim Burton consegnandogli un Premio alla Carriera.

Burton, felice di questo Premio alla carriera?

"Un Premio alla carriera è come stare al proprio funerale. Scherzo. Sono molto contento perché sono cresciuto ammirando il cinema di Mario Bava, di Fellini, di Dario Argento. E poi ho anche lavorato con grandi artisti italiani come lo scenografo Dante Ferretti".

Tra tutti i suoi personaggi, a quale si sente più vicino?

"Direi che Edward mani di forbice e Ed Wood sono quelli che mi somigliano di più, a parte il fatto che io, al contrario di Ed Wood, non amo indossare abiti femminili".

Storie piene di fantasia le sue. Come nascono?

"In genere si va in un bar, si prende qualcosa da bere, e dopo un paio di bicchieri si vede cosa succede. Parlando seriamente, ho sempre sognato a occhi aperti. Mi sono sempre sentito diverso dagli altri e passo molto tempo a guardare il cielo, gli alberi. L’importante è riuscire a vederci qualcosa che gli altri non vedono. Ho sempre fatto così e continuo a fare in questo modo".

Com’è il suo rapporto con gli attori?

"Mi piace lavorare con persone che non hanno paura di spingersi oltre i propri limiti. Quando ha fatto Catwoman in Batman, Michelle Pfeiffer ha ballato sui tetti e ha tenuto un topo vivo in bocca".

Cosa pensa del dominante politicamente corretto?

"Che non vorrei essere un comico perché non puoi fare nulla senza temere di offendere qualcuno. È una situazione opprimente. C’è chi se ne preoccupa molto, come gli Studios, ma io non ho mai fatto caso a quello che si dice. Quindi, non me ne importa niente".

Farebbe un altro Dumbo?

"A lavorare con la Disney mi sono sentito io Dumbo, una creatura che non c’entra nulla con l’ambiente in cui sta. Mi sembrava una specie di autobiografia. Dopo quell’esperienza mi è quasi venuto un esaurimento nervoso. Dubito che lavorerò ancora con la Disney".

La paura è uno degli ingredienti dei suoi film. Lei di cosa ha paura?

"In questo momento sto provando un sacro terrore a stare qui sul palcoscenico a rispondere alle domande dei giornalisti. Questi incontri sono anche fantastici ma questa notte non ci ho dormito".

Johnny Depp, suo amico e interprete di tanti suoi film, da alcuni anni, per le sue vicende private, viene boicottato da Hollywood. Cosa ne pensa e lei tornerà a lavorare con lui?

"Non vivo più a Hollywood, l’ho lasciata tantissimi anni fa. Avrei molto da dire ma sarebbe un discorso troppo lungo. Comunque, Johnny è una persona a cui tengo e naturalmente tornerò a lavorare con lui".

Quale preferisce tra i suoi film?

"Forse Vincent perché dura soltanto cinque minuti e per me, che non riesco a prestare attenzione a lungo, è l’ideale".

Ha deciso di fare la sua prima regia di una serie televisiva, per Netflix. Di che si tratta?

"È una sorta di racconto di formazione sulla piccola della famiglia Addams, Mercoledì. Abbiamo girato in Romania".

Di tutto quello che è stato scritto e detto su di lei, cosa ritiene più sbagliato?

"L’accusa di essere dark. Non è vero. Già da ragazzino mi dicevano che ero dark ed è una cosa che mi ha segnato. Per questo a me non piace etichettare le persone. Essere considerato dark mi dispiace proprio".