Alfred Dreyfus. fu condannato all’ergastolo. prima della revisione del processo
Alfred Dreyfus. fu condannato all’ergastolo. prima della revisione del processo
di Giovanni Serafini "La verità è in marcia e niente potrà fermarla": le parole profetiche del J’accuse! pubblicato il 13 gennaio 1898 da Émile Zola sulla prima pagina dell’Aurore accolgono i visitatori del Museo Dreyfus appena inaugurato dal presidente Emmanuel Macron. Siamo a Médan, subito fuori Parigi, sulle rive della Senna. La casa in cui Zola scrisse tanti dei suoi romanzi – da Thérèse Raquin a Gérminal, da La Bête humaine a Nana – è appena stata riaperta dopo dieci anni di lavori finanziati in parte da Pierre Bergé (il compagno di Yves Saint Laurent) su richiesta di Mitterrand. Ed è proprio qui, in una struttura di 600 metri quadri fiancheggiante l’immobile, che è installato il museo dedicato ad Alfred Dreyfus: come a voler unire per sempre agli occhi dei posteri la memoria dei due uomini, il difensore e...

di Giovanni Serafini

"La verità è in marcia e niente potrà fermarla": le parole profetiche del J’accuse! pubblicato il 13 gennaio 1898 da Émile Zola sulla prima pagina dell’Aurore accolgono i visitatori del Museo Dreyfus appena inaugurato dal presidente Emmanuel Macron. Siamo a Médan, subito fuori Parigi, sulle rive della Senna. La casa in cui Zola scrisse tanti dei suoi romanzi – da Thérèse Raquin a Gérminal, da La Bête humaine a Nana – è appena stata riaperta dopo dieci anni di lavori finanziati in parte da Pierre Bergé (il compagno di Yves Saint Laurent) su richiesta di Mitterrand. Ed è proprio qui, in una struttura di 600 metri quadri fiancheggiante l’immobile, che è installato il museo dedicato ad Alfred Dreyfus: come a voler unire per sempre agli occhi dei posteri la memoria dei due uomini, il difensore e la vittima, l’intellettuale che insorse contro l’ingiustizia e l’ufficiale ebreo perseguitato dall’antisemitismo.

"Émile Zola è il simbolo della giustizia e del rispetto della verità, Alfred Dreyfus è l’innocente che non si è piegato alla violenza militare, politica e giudiziaria. Sono due eroi, è giusto che siano ricordati insieme", dice Martine Le Blond-Zola, pronipote dello scrittore. Per Louis Gautier, presidente dell’Associazione Maison de ZolaMusée Dreyfus, il sito è innanzitutto "un luogo di pedagogia che ci fa riflettere sul razzismo e le sue degenerazioni nel momento in cui constatiamo ancor oggi un aumento del 40 per cento degli atti antisemiti in Francia".

Appena entrati nel museo sentiamo declamare per tre minuti le parole finali del J’accuse! (la versione integrale del manifesto, che possiamo ascoltare in una saletta apposita, ne dura in realtà 40). Grandi scritte sui muri (Libertà, Giustizia, Ragion di Stato, Colpevole, Tradimento…) raccontano la storia del capitano alsaziano che nel 1895 venne accusato di tradimento e spionaggio a favore della Germania: condannato sulla base di documenti falsi, degradato e deportato in Guyana nell’Isola del Diavolo, Dreyfus dovette aspettare undici anni prima di ottenere la riabilitazione.

Cinquecento tra documenti, manoscritti, fotografie, caricature e volantini offrono uno spaccato della società dell’epoca e della crisi politica che spaccò la Francia della Terza Repubblica. Ci sono collezioni intere di giornali dell’epoca e molte foto dei protagonisti: commovente quella di Alphonse Bertillon che mostra Dreyfus subito dopo la degradazione nel cortile degli Invalidi, la divisa senza i bottoni e i gradi, il volto color cenere, lo sguardo perso nel vuoto.

Philippe Oriol, direttore del museo e specialista dell’Affaire, ci spiega di aver voluto "un sito moderno al fine d’interessare pubblici diversi, in particolare i giovani e gli studenti". Bambini e adolescenti accompagnati dai professori potranno divertirsi con le tematiche ludiche proposte, ad esempio "Aiuta Emile Zola a trovare il colpevole", oppure "Scrivi anche tu il tuo J’accuse!" Per i più grandi sono previsti incontri con storici e critici letterari, proiezioni di film seguite da dibattiti, concerti e perfino qualche “déjeuners sur l’herbe” (ovviamente vestiti).

Accanto a quella del museo s’impone anche la visita della villa che Zola comprò nel 1878, dieci anni prima dell’Affaire, grazie ai diritti d’autore di Gérminal. Si trasferiva lì da Parigi nei mesi estivi e autunnali, la chiamava “la gabbia dei conigli”, viveva a contatto della natura. Ogni mattina saliva la stretta scala di legno che conduceva al suo monumentale ufficio con vista sulla Senna: "Nemmeno un giorno senza scrivere una riga", dice il motto dipinto sul caminetto. "Saliva alle 9 con il suo cane Pimpin e lavorava fino alle 13. L’obiettivo era scrivere almeno quattro pagine. È andato avanti così per 24 anni", racconta Martine Le Blond-Zola.

La notte del 29 settembre 1902, appena tornato da Médan, morì nel suo appartamento parigino intossicato dalle esalazioni del caminetto. Aveva 62 anni. Fu un assassinio, affermano gli storici: Henry Buronfosse, un antisemita appartenente alla Lega dei Patrioti, aveva ostruito la sua canna fumaria. Zola pagò con la morte l’aver difeso l’onore di Dreyfus.