Donald Trump
Donald Trump

Mettendo insieme scrittori, editor, librai e professionisti vari dell'editoria, si contano ormai più di cinquecento persone che hanno sottoscritto la lettera aperta del romanziere Barry Lyga con la quale si chiede agli editori statunitensi di non firmare contratti di pubblicazione con il presidente uscente Donald Trump o con i membri della sua amministrazione. La ragione, si legge, è che gli Stati Uniti stanno affrontando una crisi della democrazia anche perché l'editoria ha spesso "inseguito i soldi e la notorietà di persone di scarso valore, e ha concesso loro sia l'imprimatur della rispettabilità sia l'occasione di guadagnare molto bene". Cose che non dovrebbero essere concesse a "coloro che hanno permesso, promulgato e coperto crimini contro il popolo americano".

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Le memorie di Donald Trump

Tradizione vuole che gli ex presidenti ottengano ricchi contratti per scrivere libri di memorie e svelare retroscena della loro azione di governo, oppure ribadire e approfondire i valori che l'hanno ispirata. A volte questo ingresso privilegiato nel mondo dell'editoria viene concesso anche a coloro che hanno avuto un ruolo di particolare peso all'interno di un'amministrazione, pur senza essersi seduti dietro la scrivania della stanza ovale. Altrettanto tradizionalmente, questi saggi sono redatti con un certo rigore: il punto di vista è ovviamente parziale, perché riflette la visione degli autori, ma si pone come fonte autorevole e affidabile per coloro che desiderano approfondire un determinato periodo storico.

E qui sorge il problema, perché Donald Trump si è dimostrato un campione delle fake news, non ultima quella gravissima di essere stato defraudato illegalmente della vittoria alle lezioni, ed è ragionevole pensare che un suo libro di memorie non segnerebbe un cambio di rotta. Considerazione che ha spinto Barry Lyga a scrivere una lettera aperta intitolata 'No Book Deals for Traitors' (nessun contratto con l'editoria per i traditori). Fra gli oltre cinquecento firmatari troviamo anche Celeste Ng ('Quello che non ti ho mai detto', 'Tanti piccoli fuochi') e Chuck Wendig (autore di fumetti e anche di una trilogia di romanzi ispirati al mondo di 'Star Wars').

Due problemi che restano irrisolti

Nonostante il successo di 'No Book Deals for Traitors', restano aperte due questioni. La prima è di natura economica, perché Donald Trump piace a una fetta enorme della popolazione statunitense e un suo libro venderebbe molto bene: dal punto di vista meramente aziendale, una casa editrice ha tutto l'interesse ad assicurarsi un contratto con l'ex presidente. Il problema più delicato è però stato sollevato dall'organizzazione no-profit National Coalition Against Censorship, che dal 1974 si batte per difendere le libertà di pensiero e di espressione garantite dal primo emendamento della Costituzione statunitense.

L'argomentazione della NCAC è che "la non pubblicazione di un libro indebolisce la libertà d'espressione: è fondamentale che gli editori continuino a fare il loro lavoro anche quando sono in forte disaccordo con ciò che l'autore dice. La cancellazione di un libro incoraggia coloro che cercano di mettere a tacere i propri critici, producendo maggiore pressione sugli editori e in questo modo portando a nuove cancellazioni. La migliore difesa della democrazia è un forte impegno per la libertà d'espressione". È anche vero che la libertà di parola dovrebbe sempre essere accompagnata da un'assunzione di responsabilità intorno alle parole che si dicono: considerazione che non rende più semplice il dibattito.