Il panettone di Cuneo, una delle specialità piemontesi (Archivio Confartigianato Cuneo ph. Paolo Allasia - Castellano Studio); a destra, giandujotti e baci di dama (ph Giorgio Perottino, VisitPiemonte, GettyImages)
Il panettone di Cuneo, una delle specialità piemontesi (Archivio Confartigianato Cuneo ph. Paolo Allasia - Castellano Studio); a destra, giandujotti e baci di dama (ph Giorgio Perottino, VisitPiemonte, GettyImages)

Mancano pochissimi giorni alle festività di fine anno: quale migliore occasione per raccontarvi le irresistibili bontà di alta pasticceria del Piemonte da abbinare ai brindisi in famiglia? A cominciare dal panettone tipico, fino alle mille forme del cioccolato e al caratteristico torrone della tradizione; senza dimenticare la piccola pasticceria piemontese, le bignole, da gustare in un sol boccone nei tanti gusti: crema, cioccolato, zabajone, caffè, pistacchio, alla frutta.

Il panettone, innanzitutto, reso unico e diverso dall’omonimo milanese dalla forma bassa, ricco di burro, tuorlo d’uovo, uvetta, scorze d’arancia e cedro candito, ricoperto da una glassa croccante di nocciole e mandorle, oggi proposto in tante versioni artigianali: con ripieno di morbida crema al cioccolato a quello al vermouth, omaggio al liquore aromatico nato a Torino nel 1786 dall’ingegno di Benedetto Carpano, fino al Panettone Glassato Piemontese (PAT regionale) che si gusta anche con una buona porzione di crema allo zabajone, altro vanto della pasticceria piemontese.

Il torrone, protagonista di queste giornate di festa e noto sin dall’antichità e in diverse varianti, in Piemonte ha avuto una storia del tutto particolare, con l’introduzione delle nocciole al posto delle mandorle. Un esperimento che fece la fortuna di Giuseppe Sebaste, giovane aspirante pasticcere di Gallo d’Alba presso Grinzane Cavour, nel Cuneese, a partire dal 1885. Talento e inventiva che troviamo anche nella particolare produzione di torrone dell’Astigiano dalla caratteristica friabilità, frutto di una preparazione che comincia con la tostatura delle nocciole e che prosegue con una cottura lunga in media 7 ore e mezza.

Materia prima di qualità e grande inventiva hanno fatto di Torino la capitale europea della lavorazione del cioccolato sin dalla seconda metà del ‘600, sviluppando un’arte di eccellenza artigianale: dalle tavolette vendute “in taglio” nelle botteghe, a specialità come il cremino o “Torinese” con i suoi tre strati di cioccolato: uno interno di pasta di cioccolato alla nocciola e i due esterni di crema gianduja; celebri anche i cioccolatini ripieni Alpino, Favorito e Preferito, oltre a praline, tartufi e Cri-cri dal cuore di nocciola ricoperte di cioccolato e minutissime sfere di zucchero e il Boero, dal morbido cuore ripieno di liquore. Re delle fredde giornate invernali festive è lo storico “Bicerin”, bevanda calda in 3 strati sovrapposti di cioccolata calda, caffè e crema di latte, vera passione del ministro Camillo Benso conte di Cavour. Ma in tutto il Piemonte mastri cioccolatieri e pasticceri mettono da sempre la fantasia al servizio del “cibo degli dei”, creando squisite varianti: dai “baci” di Cherasco, dall’impasto di cioccolato fondente con nocciole tostate, ai Cuneesi al rum, ai Baci di Dama. Esclusiva di Asti sono invece gli “Alfierini”, praline con l’effigie di Vittorio Alfieri, mentre a Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria, si trovano gli stuzzicanti canditi alla pera, alla rosa e al pompelmo ricoperti di cioccolato. Famoso dolce piemontese delle feste è anche il bonèt, un morbido budino al cucchiaio di cacao, amaretti e rum.

Il Piemonte vi aspetta tutto l’anno con le sue bontà e si sta preparando ad accogliervi per farvi vivere esperienze indimenticabili.