Foto: Joa_Souza / iStock
Foto: Joa_Souza / iStock

Roma, 18 marzo 2021 - Il fenomeno della migrazione ambientale è in costante peggioramento per via degli effetti dei cambiamenti climatici, che stanno rendendo certe zone del mondo (in particolare gli stati insulari in Asia e in Oceania) costantemente minacciate da tifoni, uragani e inondazioni. Secondo un report dell’International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC), 12,6 milioni di persone nel mondo sono state costrette a lasciare la propria abitazione negli ultimi sei mesi a causa di disastri climatici e meteorologici, accentuati dal riscaldamento globale.

L’Asia il continente più colpito

Sul report si legge che la maggioranza delle migrazioni interne, dunque dentro i confini di uno stato, è innescata non dalla povertà o dagli squilibri politici, ma da fattori ambientali. Le persone fuggono dalle coste in quanto, a causa dell’innalzamento del livello dei mari dovuto ai cambiamenti climatici, sono pericolosamente esposte a inondazioni che rendono inabitabili certe aree. Inoltre, sempre sulle coste, fenomeni meteorologici come tifoni e uragani sono più violenti rispetto all’entroterra. Tutto ciò, secondo l’International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC), ha indotto 12,6 milioni di persone (da settembre 2020 a febbraio 2021) ad abbandonare la propria casa, con la speranza di cercare fortuna in altre zone meno esposte ai disastri ambientali. Pur non avendo i numeri esatti prima di settembre 2020, gli esperti hanno spiegato che il trend è in netto aumento.

Meno aiuti umanitari a causa della pandemia

L’IFRC scrive che l’Asia è il continente che ultimamente è stato messo più a dura prova da disastri climatici di vario tipo. Solo nelle Filippine, per fare un esempio, da settembre 2020 e febbraio 2021 gli sfollati per via delle catastrofi naturali sono stati 3 milioni. A novembre, sul paese si è abbattuto il tifone Goni, che ha causato almeno 20 vittime e un numero incalcolabile di danni alle abitazioni. Il report ha anche ricordato che, per via del Coronavirus, è stato molto più difficile fornire aiuti umanitari alle persone sconvolte da questi eventi. “C’è bisogno di mettere in atto più iniziative e più interventi per ridurre gli sfollamenti interni causati dal crescente rischio di disastri climatici. È importante investire molto di più nelle organizzazioni locali e nel primo soccorso, in modo tale da mobilitare risorse necessarie per proteggere vite umane, abitazioni e comunità intere”, ha detto Helen Brunt, Coordinatrice per la migrazione e lo sfollamento dell'Asia e del Pacifico dell’IFRC.