26 gen 2022

Giornata della Memoria, dipingere ad Auschwitz: l’arte di resistere

I prigionieri dei campi nazisti realizzarono clandestinamente migliaia di opere fra ritratti, autoritratti, scene di vita (e morte) quotidiana

lorenzo guadagnucci
Magazine
Auschwitz: l’autoritratto di Peter Edel e. il “Lagermuseum“ di Mieczyslaw Koscielniak
Auschwitz: l’autoritratto di Peter Edel e. il “Lagermuseum“ di Mieczyslaw Koscielniak

Zoran Mušić, deportato a Buchenwald alla fine del ‘44, dipinse nel Lager corpi sfiancati, volti scavati e allucinati, cadaveri allineati a terra, usando ciò che trovava, anche ruggine grattata dalle sbarre della sua cella. Altri artisti prigionieri nei Lager dipinsero scene di vita e di morte, la deportazione e poi molti ritratti e autoritratti usando i materiali più diversi: carta da pacchi, fogli di scarto, ma anche acquerelli e oli su tela come in qualunque atelier. Hanno lasciato testimonianze preziose dell’orrore toccato sotto il dominio nazista e anche il segno del valore profondamente umano dell’atto artistico: la pittura, in quel frangente, era un modo per sentirsi ancora persone e non “pezzi” (“stück“), secondo il gergo degli aguzzini. Giornata della Memoria 2022: cos'è e il significato della Shoah Si dipingeva clandestinamente e certe opere, come i fogli disegnati da un artista prigioniero di cui si conoscono solo le iniziali – MM – ritrovati dopo la guerra nelle fondamenta di una delle baracche di Auschwtiz, sono documenti storici ineguagliabili, come “fotografie” in presa diretta della lotta per la vita, della violenza e dell’annientamento nel campo più famigerato della storia: l’arrivo nei treni blindati, la selezione, le baracche, i forni crematori... Ma l’arte, ad Auschwtiz, aveva anche uno statuto ufficiale. Il comandante Rudolf Höss un giorno, nella primavera del ‘41, soprese l’internato polacco Franciszek Targosz a disegnare all’interno di un laboratorio; anziché punirlo, si incuriosì e si fece convincere da Targosz, che parlava tedesco, ad allestire un museo all’interno del Lager, dove raccogliere gli oggetti d’arte e i beni preziosi sequestrati ai prigionieri all’arrivo nel campo e dove realizzare altre opere, impiegando gli artisti internati. Il Lagermuseum allestito nella baracca numero 24 era per Höss sia una vetrina per eventuali visitatori sia un laboratorio al quale commissionare opere d’arte da esibire, collezionare o ...

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