Foto: Nord-Ouest Films/Studio O/Arte France Cinéma/Wild Bunch/Mars Films
Foto: Nord-Ouest Films/Studio O/Arte France Cinéma/Wild Bunch/Mars Films
Un inno alla forza della cultura e dell'apertura mentale: 'Dilili a Parigi', il nuovo film d'animazione del regista e sceneggiatore francese Michel Ocelot conferma l'originalità e il talento dell'autore di 'Kirikù e la strega Karabà' (1998) e di 'Azur e Asmar' (2006). Esce nelle sale cinematografiche italiane mercoledì 24 aprile portando in dote l'ottima accoglienza ricevuta dalla critica e del pubblico esteri.

DILILI A PARIGI, IL FILM D'ANIMAZIONE

Michel Ocelot non ha inseguito la moda del cinema d'animazione completamente in 3D oppure iperrealistico, ma è rimasto fedele al suo personale approccio a questo genere cinematografico, lavorando con elementi stilizzati, utilizzando fotografie vere come scenografie, trasformando in questo modo esplicitamente 'Dilili a Parigi' in una sorta di fiaba.

Non per questo, però, i temi che innervano la trama sono diventati troppo astratti: si parla di violenza sulle donne, di razzismo e del senso più profondo dell'opera di artisti e scienziati come Henri de Toulouse-Lautrec, Erik Satie, Marie Cuire, Louis Pasteur e Gustave Eiffel.

LA TRAMA
La storia è ambientata a Parigi, a fine Ottocento, durante la Belle Époque. La protagonista è una bambina canaca, cioè proveniente dalla Nuova Caledonia (nell'Oceano Pacifico): per la prima volta visita la capitale francese e rimane incantata dalle sue bellezze, ma presto si ritrova coinvolta in un'attività meno piacevole, cioè la caccia ai membri di una setta segreta che rapiscono bambine. Ad aiutarla nell'impresa ci saranno un giovane fattorino e alcuni dei personaggi più famosi dell'epoca.

IL TRAILER


BISOGNA SCEGLIERE FRA DUE CULTURE
Il senso ultimo del film è racchiuso in queste parole di Michel Ocelot: "Si deve effettuare una scelta tra due culture: una società aperta dove gli uomini e le donne crescono insieme, facendo ognuno del proprio meglio, e una società chiusa dove metà della popolazione calpesta l'altra. Riguardo al soggetto del maltrattamento delle donne, ho
ridotto molto rispetto a quello che avevo pianificato, affinché restasse una favola per tutti
pur senza eliminare alcuni momenti forti".

COM'È 'DILILI A PARIGI', LE RECENSIONI
Il film è stato accolto molto bene, in patria come all'estero, grazie soprattutto alla capacità di Michel Ocelot di trasformare temi importanti in un racconto fresco, ironico e leggero, senza che quest'ultimo aggettivo possa essere affiancato al concetto di sciocco, o di superficiale. La parola "meraviglia" è una delle più frequenti, all'interno delle recensioni, e ben riassume l'esperienza visiva di 'Dilili a Parigi'.

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