di Agostino Poletto*

Una cosa posso prometterla: non mi lamenterò. Per noi di Pitti Immagine è tempo di uscire dai rimpianti per le chiusure dei saloni, per le perdite di lavoro e fatturato, per l’incertezza quotidiana. Tutto ciò è doloroso, colpisce nel profondo, ma mentre le energie iniziano a indirizzarsi verso l’auspicabile e possibile ripresa delle attività fisiche in estate, è tempo invece di rivendicare i successi che abbiamo conseguito e di riflettere su ciò che questo periodo ci ha insegnato. Un mese fa siamo andati on line con la stagione invernale della nostra piattaforma digitale Pitti Connect e a oggi sono quasi 400 i brand presenti sul catalogo; abbiamo avuto circa 150mila visite e 800mila visualizzazioni (il 60% in più del corrispondente periodo della scorsa estate); si sono registrati oltre 7.500 compratori italiani e stranieri, tutti di alto livello, quasi lo stesso numero ottenuto nei tre mesi estivi del 2020; ci sono stati 220mila ingressi nelle nostre newsletter di informazione commerciale. Abbiamo ospitato 5 eventi in live streaming, una ventina di presentazioni video e abbiamo dato visibilità e spazi editoriali individuali a più di 150 aziende di Uomo, Bimbo e Filati. La stampa estera ci ha dedicato circa 200 articoli, quella italiana oltre 450, e le reti nazionali 40 servizi televisivi. Circa mezzo milione di followers sui nostri social media.

Questo è ciò che si vede, ma ancora più importante è quello che non si vede: un rapporto di fiducia tra noi e gli operatori della moda che in questi 12 mesi si è rafforzato. Non abbiamo mai smesso di essere vicini alla nostra comunità globale, abbiamo investito lavoro e risorse (grazie ai nostri partner pubblici e privati: ministero Affari Esteri, Agenzia Ice, Unicredit), convinto le aziende espositrici di prima fila a esporsi, a raccontarsi, a promuovere sé stessi e i saloni. Un patrimonio straordinario. Abbiamo fatto leva sul bisogno e il desiderio comuni di ritrovarsi fisicamente il prima possibile, di toccare con mano i prodotti e di capire in diretta come si muove il mercato, offrendo loro nel frattempo l’unico – o almeno il principale - strumento di comunicazione disponibile in questa fase, il digitale. Costruito con la cura e la qualità di sempre: lo stile Pitti. Una recente indagine promossa dal Comitato Fiere Industria di Confindustria ha evidenziato che i compratori hanno una grande considerazione del modo in cui Pitti ha impostato i saloni, un attaccamento anzitutto emotivo e di partecipazione corale, elementi rilevati anche tra le aziende che espongono, per le quali il rito fieristico è fonte di motivazione interna a dare il meglio, a rispettare le scadenze stagionali. È come se il traguardo irrinunciabile del salone fisico abbia dato senso e consistenza al percorso obbligato in tempo di pandemia.

Per noi è stato un insegnamento prezioso, la nuova normalità sarà diversa, probabilmente più ricca: il fisico convivrà con il digitale, che aiuterà noi e il mercato a dare più profondità e ampiezza ai rapporti commerciali e di promozione. Un salone aperto tutto l’anno. Serve anche una considerazione specifica per le fiere internazionali: hanno un ruolo decisivo nelle politiche di esportazione del Made in Italy di qualità. E sono anche un attrattore di turismo d’affari. Firenze deve tornare contesto unico e irripetibile per gli eventi di moda.

*direttore generale Pitti Immagine