Attore pluripremiato e regista, Diego Abatantuono compirà 66 anni il 20 maggio
Attore pluripremiato e regista, Diego Abatantuono compirà 66 anni il 20 maggio
"Dedicherò il David a due dei miei più cari amici, il Bistecca e il Biofa. Il Biofa, che si alzava alle 6 di mattina, tutti i giorni, faceva l’autotrasportatore. E il Bistecca, che è la persona più spiritosa che abbia mai incontrato. Se ridevano loro, a una mia battuta, voleva dire che avevo fatto qualcosa di buono. Se ne sono andati tutti e due, il Biofa nei primi giorni del Covid, il Bistecca per una morte assurda, avvelenato dai funghi. Sono gli amici della mia adolescenza e questo David è per loro". Parola di Diego Abatantuono. L’11 maggio, riceverà un David di Donatello speciale. Per una carriera assolutamente speciale. Iniziata al Derby di Milano, con Enzo Jannacci, Beppe Viola, Cochi e Renato come compagni di serate, di palcoscenico, di musica e chiacchiere senza fine. E proseguita con...

"Dedicherò il David a due dei miei più cari amici, il Bistecca e il Biofa. Il Biofa, che si alzava alle 6 di mattina, tutti i giorni, faceva l’autotrasportatore. E il Bistecca, che è la persona più spiritosa che abbia mai incontrato. Se ridevano loro, a una mia battuta, voleva dire che avevo fatto qualcosa di buono. Se ne sono andati tutti e due, il Biofa nei primi giorni del Covid, il Bistecca per una morte assurda, avvelenato dai funghi. Sono gli amici della mia adolescenza e questo David è per loro".

Parola di Diego Abatantuono.

L’11 maggio, riceverà un David di Donatello speciale. Per una carriera assolutamente speciale. Iniziata al Derby di Milano, con Enzo Jannacci, Beppe Viola, Cochi e Renato come compagni di serate, di palcoscenico, di musica e chiacchiere senza fine. E proseguita con Salvatores, e i suoi film in giro per il mondo, dal Marocco al Messico, passando per un’isoletta del Dodecanneso nella quale girare un film che sarebbe arrivato all’Oscar. È tranquillo, Diego Abatantuono. Non proprio come Anthony Hopkins, che quando ha vinto l’Oscar, sei giorni fa, dormiva nella sua casa in Galles. Anche Diego è in campagna, il suo Galles è nelle Marche, nella casa in collina dove ama vivere, fra un film e l’altro. L’ultimo ha finito di girarlo da appena una settimana.

Diego, che effetto le fa questo riconoscimento?

"Non vivo per i premi, però certo, mi fa piacere. Ma ancora di più mi fa piacere che quest’anno, per la prima volta, candidato come miglior attore protagonista c’è un signore che si chiama Renato Pozzetto. E tutti noi siamo figli suoi".

La comicità surreale di Cochi e Renato, gli anni del Derby di Milano. Sente di avere altri “padri“ artistici?

"In quegli anni, in cui diciassettenne assistevo, in religioso silenzio, a mitiche cene dopo gli spettacoli, ha insegnato moltissimo Enzo Jannacci. La sua umanità, il suo genio, il suo candore. E Beppe Viola, giornalista e poeta. E poi, i padri di tutti, tutti quelli che fanno il mio mestiere sono quelli lì, degli anni ’60: Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi".

E dei film che lei ha interpretato, quali ama di più?

"Uno che ha avuto una vita sfortunata, Per amore, solo per amore di Giovanni Veronesi, film che secondo me andrebbe visto ogni Natale, e che invece è sparito dalla circolazione. Nel continente nero, girato in Kenya con Corso Salani, persona dolcissima scomparso troppo presto. E, naturalmente, tutti i film girati con Gabriele Salvatores".

Con chi desidererebbe fare un film?

"Con Carlo Verdone. Non mi stanco mai di vedere i suoi film, e lo stimo tantissimo, come artista e come persona. Ci siamo incrociati solo una volta, in carriera. E mi piacerebbe proprio provare a incontrarci di nuovo".

Quanta fortuna, quanto talento e quanta ostinazione, nel suo successo?

"Sono stato molto fortunato. Ma ci vuole anche intraprendenza: quando avevo appena iniziato sui palcoscenici di Milano, affittai un teatrino in piazza Navona. Un gesto sconsiderato, folle. Invitai tutti: Benigni, Villaggio, Vanzina. Finii tutti i soldi che avevo. Ma quella sera, fra gli spettatori, c’era Monica Vitti. Lo spettacolo le piacque: mi volle in Tango della gelosia. In quel momento iniziò tutto".

Quante volte è nato e rinato?

"Con il personaggio del ‘terrunciello’ sbancai al botteghino. Ma fui anche spremuto come un limone: tredici film in due anni, roba da pazzi. Alla fine del 1982 ero svuotato, finito. Uscii di scena. Mi ritrovò Pupi Avati, un poeta, che mi scelse per Regalo di Natale. Poi, con Gabriele Salvatores, ho trovato un gruppo di amici che viaggiano, e i personaggi vivono e crescono insieme a loro".

Ha un hobby, una cosa che ama fare più di ogni altra?

"C’è chi ama le auto sportive, chi la barca a vela. Io amo le cene con gli amici. Tutti i miei soldi li ho spesi offrendo cene. La mia felicità è stare in mezzo a gente che si diverte e che è felice".

Ha dato quello che ha ricevuto, dalla vita?

"Ci ho provato".

Pochi giorni fa è nato il suo terzo nipotino...

"Sì, Michelangelo. Una gioia immensa, una meraviglia. Un grande milanista, peraltro. Si vedeva già nell’ecografia".