Dalla natia Firenze lungo le tappe dell’esilio fino all’ultimo rifugio, Ravenna. È stata inaugurata il 7 maggio e proseguirà fino al 4 luglio, alla chiesa ravennate di San Romualdo, parte della Fabbrica della Biblioteca Classense, la mostra Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio, una delle esposizioni pensate per celebrare i 700 anni dalla morte del sommo poeta. Sono in esposizione capolavori dell’arte di fine 1200 e inizio 1300, da Giotto a Cimabue, da Arnolfo di Cambio a Nicola Pisano, grazie ai prestiti dai più prestigiosi musei italiani e internazionali, come gli Uffizi di Firenze, i Musei Vaticani e il Louvre di Parigi. Ma sono tre le esposizioni per le celebrazioni dantesche: oltre a questa, Inclusa est flamma: libri, manifesti, fotografie, dipinti e oggetti incentrati sul sesto centenario e quella che aprirà a settembre sull’influenza di Dante sull’arte contemporanea.

"Nella chiesa di San Romualdo viene ripercorso il pre-esilio a Firenze - spiega il curatore Massimo Medica - i viaggi a Roma a inizio ‘300 per, tra l’altro, incontrare papa Bonifacio VIII, e poi le varie tappe della fuga da Firenze attraverso dipinti, sculture, volumi, opere di oreficeria, miniature. Il soggiorno a Padova, dove era al lavoro Giotto; a Bologna con le opere di Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese; Lucca e Pisa, con Nicola e Giovanni Pisano; e poi Verona e Ravenna, tra pittori giotteschi e mosaici. La mostra si chiude con un manoscritto eseguito nello stesso anno del viaggio fatale a Venezia".