Valeria Bilello, 39 anni,. e Marco D’Amore, 40 anni, in una scena di “Security“
Valeria Bilello, 39 anni,. e Marco D’Amore, 40 anni, in una scena di “Security“
di Beatrice Bertuccioli È una Forte dei Marmi invernale, svuotata, in cui serpeggia la paura. Roberto Santini, collegato con una serie di telecamere, vigila sulla sicurezza delle ville dei suoi ricchi clienti, attento a scrutare le vite degli altri e a cercare la verità sull’aggressione subita da una giovane studentessa. Per Marco D’Amore, un nuovo personaggio in questo noir-thriller, Security, dopo l’addio a Ciro Di Marzio, il ruolo che l’ha reso celebre e da cui si è congedato nel maggio scorso dopo l’ultimo ciak della quinta stagione di...

di Beatrice Bertuccioli

È una Forte dei Marmi invernale, svuotata, in cui serpeggia la paura. Roberto Santini, collegato con una serie di telecamere, vigila sulla sicurezza delle ville dei suoi ricchi clienti, attento a scrutare le vite degli altri e a cercare la verità sull’aggressione subita da una giovane studentessa. Per Marco D’Amore, un nuovo personaggio in questo noir-thriller, Security, dopo l’addio a Ciro Di Marzio, il ruolo che l’ha reso celebre e da cui si è congedato nel maggio scorso dopo l’ultimo ciak della quinta stagione di Gomorra. Il film, su Sky Cinema e Now da lunedì, è diretto da Peter Chelsom, regista inglese con casa a Fivizzano che ha adattato il romanzo di Stephen Amidon (Il capitale umano), trasferendo la vicenda da una cittadina americana a Forte dei Marmi.

D’Amore, il suo Santini osserva ossessivamente i monitor. È il suo modo per scoprire la verità?

"Tutti i personaggi contribuiscono con una propria visione a fare luce su questa storia, o al contrario, a ricoprirla ancora di più sotto a una coltre di menzogne, di mezze verità. Credo che il personaggio di Roberto si muova abbastanza bene in questa semioscurità perché è un essere notturno, un uomo a cui è stato sottratto il sonno, secondo una tragedia scozzese ‘il balsamo dei giusti’. E quindi attraversa questa oscurità per cercare anche per sé un barlume di luce".

Anche lei, come il suo personaggio, ha grande dimestichezza con le tecnologie?

"Non ho alcuna padronanza della tecnologia, fatico perfino a usare il telefono. È il bello del nostro mestiere, potersi fingere quello che non si è".

Spiare e farsi spiare in nome della sicurezza.

"È stato molto interessante costruire questo clima ansiogeno che deriva dall’essere costantemente spiati, ma al tempo stesso sentendo la necessità di un occhio esterno per sentirsi sicuri. E è stato molto bravo Peter a realizzare anche le scene più difficili, mostrandole attraverso lo sguardo delle telecamere di sicurezza. È un film che lascia molti punti interrogativi rispetto alle vicende che racconta, e soprattutto sulla domanda principale che pone il romanzo di Amidon: quanto si è disposti a pagare per essere sicuri?"

Quarant’anni tra pochi giorni, il 12 giugno. Archiviato l’Immortale, con quali personaggi le piacerebbe misurarsi?

"Lo dico con grande sincerità e nel rispetto davvero sacro che nutro per chi è un attore e giustamente pensa e sogna i personaggi, e ne ha anche l’ossessione. Io no, mai. Non mi importa dei personaggi, mi interessano molto di più i temi, le storie. E con quelli in futuro vorrei potermi misurare, capendo, volta per volta, se è più opportuno recitare, scrivere piuttosto che produrre o dirigere. Sto provando ad allenarmi a fare tanti sport insieme, una specie di decathlon artistico".