di Massimo Selleri

"Il senso del Natale è trasformare l’indifferenza nella cura". A parlare è Philomina Solomon Charankatt, sorella dell’Istituto missionario Ancelle dei Poveri. "L’altro segreto del Natale è che lo si trova dove non pensi possa esserci. In realtà in questo non c’è nulla di misterioso, perché nessuno pensava che Gesù nascesse in una mangiatoia e, infatti, tanti non lo hanno riconosciuto. Nel mio caso il miglior presepe che rappresenta il Natale si sta animando in carcere. Da anni svolgo un servizio di volontario con i detenuti e le detenute e anche quest’anno mi hanno sorpreso e stanno raccogliendo tra loro le offerte per compiere un atto di generosità nei confronti dei bambini più poveri. In un luogo dove dovrebbe esserci tanta rabbia c’è, invece, uno spazio importante per la solidarietà. E’ una lezione per tutti e per questo è il più bel regalo che potessimo ricevere".

Lei trascorre tutta la sua giornata all’insegna della carità, tra servizi agli anziani e altri momenti di volontariato, perché per lei i carcerati sono così importanti?

"Da ragazza provavo un sentimento di odio verso i carcerati e anche dopo essere diventata suora le cose non sono migliorate. L’obbedienza mi ha portato a Taza, un villaggio dell’Etiopia, lì ho visto i detenuti con le catene ai piedi e queste immagini mi hanno sconvolta. Ho chiesto perdono a Dio e ho iniziato a interessarmi alla loro condizione. Quando sono venuta a Bologna ho cercato di fare altrettanto e il fatto di parlare 5 lingue mi ha consentito di essere utile a tanti di loro. Stando con loro ho imparato che non possiamo giudicare nessuno perché ogni detenuto ha dietro di sé una storia triste che lo ha portato o costretto ha fare scelte sbagliate".

Come comunità quali altre iniziative state portando avanti in questo periodo natalizio?

"Il nostro carisma ci porta a calare lo spirito del Natale nel quotidiano. Ad esempio in questo momento stiamo ospitando due detenute che grazie all’articolo 21, hanno una occupazione esterna. Senza la nostra ospitalità probabilmente non potrebbero godere di questo beneficio per cui, di fatto, diamo una abitazione a chi senza di noi non l’avrebbe. Lo stesso si può dire dell’assistenza agli anziani. Andarli a trovare anche a casa loro è un gesto per non farli sentire soli e per strappare loro un sorriso tutti i giorni dell’anno. Poi collaboriamo con la parrocchia degli Alemanni e soprattutto con la Caritas. In generale il nostro istituto vive di donazioni e offerte che noi cerchiamo di condividere con le persone in difficoltà con cui veniamo in contatto".

Bologna è una città generosa?

"Molto e non solo dal punto di vista economico. C’è una disponibilità importante nell’aiutare chi è in difficoltà e cerca di ricostruirsi una vita. La povertà non viene vissuta come una colpa, ma un qualcosa da combattere tutti insieme. E’ una città veramente missionaria".

Lei è indiana. Non la fa sorridere il fatto di essere in Italia, nella culla del cattolicesimo?

"Assolutamente no. Tutte le persone battezzate hanno il compito di testimoniare con la loro vita l’amore per il Signore. Bisogna andare dove si è chiamati, perché solo così si è realmente felici".