di Letizia Gamberini

A qualcuno piace bianco. Chi l’ha detto che il Piemonte è solo la patria di grandi rossi? Esiste anche un territorio intimo, dove passeggiare nei parchi e indugiare in cantina. Dove le giornate, e il turismo, si fanno lenti. E’ la terra del Gavi Docg, fra boschi e colline che si avvicinano al mare: ci troviamo infatti in quello che anticamente era l’entroterra della signoria di Genova e i profumi della Liguria sono più vicini che mai.

E’ qui, tra il Mar Ligure e il Monferrato, fra il vento della costa e il clima dell’Appennino, la culla di questo vino autoctono, Cortese in purezza, declinato in quattro tipologie: Fermo (che rappresenta il 96% della produzione), Frizzante, Spumante Metodo Classico, Riserva. Nel calice troviamo un gialli che spazia dal paglierino al dorato intenso, un bouquet floreale e fruttato, un gusto pieno, eleganza e finezza e un vino che può accompagnare tanto l’aperitivo, magari proprio con una focaccia ligure, quanto piatti di pesce e a base di carni bianche, fino ai famosi ravioli di Gavi.

Nel territorio la superficie vitata ricopre oltre 1500 ettari, distesa fra gli 11 comuni della Denominazione, con una vocazione che parte da lontano: le prime tracce storiche, infatti, risalgono al 3 giugno 972. Arrivando a oggi, sono 189 le aziende associate al Consorzio Tutela del Gavi tra produttori, vinificatori e imbottigliatori, per una produzione di 12,5 milioni di bottiglie, con un 85% destinato all’export, e oltre 600 milioni di fatturato delle aziende.

Una realtà consolidata in un mondo, quello enologico, che si trova davanti a nuove sfide, verso il superamento della pandemia. Ed è proprio con questo sguardo al futuro che il Consorzio ha lanciato anche quest’anno il ’Premio Gavi la Buona Italia 2021’, col patrocinio del Ministero delle Politiche agricole, che nella sua settima edizione ha indagato azioni di marketing e comunicazione del vino attivate in risposta al Covid 19, ma che resteranno come strumenti di promozione anche domani. Sono state così selezionate, in tutta Italia, storie di coraggio e di intuizione a dimostrazione che anche le crisi possono diventare occasione di cambiamento. Dalla realtà virtuale, agli shop online, ai social: venti realtà, fra cantine e consorzi, hanno dimostrato capacità di resilienza, creatività e lungimiranza. Sono arrivate alle fasi finali del premio le cantine: Banfi, Toscana; Cantina Roeno, Veneto; Cantina Tollo, Abruzzo; Cantine Balbiano, Piemonte; Cantine Pellegrino, Sicilia; Frescobaldi, Toscana; Maeli e Montelvini, Veneto; Mondodelvino, Piemonte; Ricci Curbastro, Lombardia; Togni e Umani Ronchi, Marche, e i Consorzi di Tutela di: Doc Prosecco, Freisa di Chieri e dei vini della Collina Torinese, Vini Lugana Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Valcalepio, Vini Doc delle Venezie, Vini Montefalco, Colli Bolognesi. I vincitori saranno poi svelati in diretta streaming a Gavi il 9 luglio.

"Sappiamo che, per uscire da questa crisi post pandemica, è chiesto all’economia italiana di essere in grado di attivare una transizione green e digitale– commenta il presidente del Consorzio Maurizio Montobbio (foto)–. Il Gavi Docg dovrà essere capace di dare vita a una vera e propria ’transizione enologica’: nuovi modelli per produrre, comunicare e vendere il vino in un contesto globale ancora in cambiamento. In particolare, dobbiamo impegnarci a costruire un nuovo paradigma di sostenibilità ambientale dove i produttori associati, le università e i centri di ricerca lavorino insieme per sostituire la chimica in vigneto e in cantina con la tecnologia applicata".

In attesa delle nuove sfide, intanto i produttori di Gavi, Docg dal 1998, possono contare anche su un territorio che offre tanto agli enoturisti in cerca di un Piemonte fuori dalle rotte più battute. Partendo da Gavi e seguendo la Strada Lomellina verso nord si apre un mondo fatto di pesca nei torrenti Scrivia, Lemme e Orbia e adatto a chi ama le escursioni a piedi o a cavallo. Si spazia dal golf al trekking in Val Borbera e in Val Lemme, fino alle visite al Forte di Gavi, baluardo della zona, mentre una vista mozzafiato si gode dal Belvedere della Madonna della Guardia, dove la vista spazia dall’Appenino alla Pianura del Po. Per chi alle degustazioni ama abbinare la storia, tappa d’obbligo è il sito archeologico di Libarna, a Serravalle Scrivia, i cui resti fanno presupporre la presenza già in epoca pre-romana- di un importante mercato o centro di scambi commerciali.