Pierluigi Sangalli, 82 anni, con alcuni dei suoi disegni di Braccio di Ferro
Pierluigi Sangalli, 82 anni, con alcuni dei suoi disegni di Braccio di Ferro
MILANO - Braccio di Ferro, mangiatore di spinaci e raddrizzatore di torti. Il diavolo Geppo, sempre pronto a una buona azione anche all’Inferno. E ancora Provolino e Topo Gigio, beniamini della tv per bambini. La matita di Pierluigi Sangalli, 82 anni, ha dato vita su carta a moltissimi personaggi dei fumetti, divertendo e insegnando a leggere intere generazioni di italiani. Colonna portante del fumetto umoristico italiano, Sangalli è un vero recordman: nella sua carriera ha realizzato poco meno di 70mila tavole (!), di cui la metà del forzuto marinaio ideato da Segar. Questi personaggi, a parte quelli in licenza (da Popeye a Felix il Gatto), non hanno goduto del traino di trasposizioni cinematografiche o animazioni recenti in stile Disney-Pixar, eppure, da Nonna Abelarda a Soldino, hanno caratterizzato un’epoca se si vuole ’ingenua’ (anche se non mancavano le notazioni di costume), insegnando a leggere generazioni di italiani. E oggi c’è una riscoperta di questi albi dal tratto e dalle storie semplici ma riconoscibilissime. Un revival dovuto, spiega l’autore, "proprio al sapore di artigianalità di queste pubblicazioni. Credo sia l’elemento che interessa i collezionisti". Sangalli, come ha intrapreso il mestiere di disegnatore? Negli anni Cinquanta era tutt’altro...

MILANO - Braccio di Ferro, mangiatore di spinaci e raddrizzatore di torti. Il diavolo Geppo, sempre pronto a una buona azione anche all’Inferno. E ancora Provolino e Topo Gigio, beniamini della tv per bambini. La matita di Pierluigi Sangalli, 82 anni, ha dato vita su carta a moltissimi personaggi dei fumetti, divertendo e insegnando a leggere intere generazioni di italiani. Colonna portante del fumetto umoristico italiano, Sangalli è un vero recordman: nella sua carriera ha realizzato poco meno di 70mila tavole (!), di cui la metà del forzuto marinaio ideato da Segar. Questi personaggi, a parte quelli in licenza (da Popeye a Felix il Gatto), non hanno goduto del traino di trasposizioni cinematografiche o animazioni recenti in stile Disney-Pixar, eppure, da Nonna Abelarda a Soldino, hanno caratterizzato un’epoca se si vuole ’ingenua’ (anche se non mancavano le notazioni di costume), insegnando a leggere generazioni di italiani. E oggi c’è una riscoperta di questi albi dal tratto e dalle storie semplici ma riconoscibilissime. Un revival dovuto, spiega l’autore, "proprio al sapore di artigianalità di queste pubblicazioni. Credo sia l’elemento che interessa i collezionisti".

Sangalli, come ha intrapreso il mestiere di disegnatore? Negli anni Cinquanta era tutt’altro che scontato...

"Ho completato gli studi di ragioneria, ma quello del contabile – realizzai dopo un paio di tentativi – non era il mestiere che faceva per me. Un mio amico dell’oratorio aveva trovato un posto di lavoro alla casa editrice Alpe, che stampava fumetti per ragazzi, e mi mostrò i suoi disegni. Gli dissi quanto mi sarebbe piaciuto fare quel mestiere: allora non esistevano scuole di fumetto, ma questo amico fu ben felice di insegnarmi tutto ciò che conosceva. Cominciò a farmi lezioni a casa, finché mi suggerì di fare il giro degli editori di Milano con una mia breve storia da mostrare. Quell’amico era Alberico Motta, disegnatore e sceneggiatore di fumetti".

Fu facile trovare posto?

"Dopo un primo giro a vuoto, Motta si ricordò delle Edizioni Il Ponte, che si chiamavano così perchè avevano la sede a pochi passi da un ponte ferroviario. Salii al primo piano e mi accolse un omone, che lesse la mia breve storia: ’Mica male – osservò – ho giusto bisogno di un ripassatore’. Quell’editore, come può immaginare, era Renato Bianconi. Iniziò tutto così".

Passiamo ai personaggi, quali sono i suoi preferiti?

"Difficile dirlo. Ne ho disegnati almeno una cinquantina, tra quelli creati da me, quelli creati da altri autori e quelli di copyright. Parlando di questi ultimi, al primo posto sicuramente Braccio di Ferro. Poi Geppo, che ho cominciato a disegnare dal 1961, fino a quando l’impegno per il marinaio me lo permise, pur continuando sulle copertine".

Ecco, come mai l’idea di un Diavolo buono – un ossimoro – fu così vincente?

"L’idea si deve a un amico di Giovan Battista Carpi, Giulio Chierchini, il quale disegnò la prima storia di ’Gep’. Carpi ne intuì il valore, lo modificò e lo propose a Bianconi. Apparvero una dozzina di storie, perché poi Carpi iniziò a collaborare con Mondadori. Quando iniziai la mia collaborazione, mi affidò subito di disegnarne le storie. Nel 1961 nasceva l’albo di Geppo, che durò fino al 2000".

Un po’ come è successo con i Disney italiani, anche il Braccio di Ferro disegnato da lei e dai suoi colleghi è considerato il vero erede di quello di Segar. Come nacque l’idea di realizzare ’in proprio’ le avventure del marinaio?

"Quando l’agenzia che deteneva il copyright propose a Bianconi di fare un albo con Braccio di Ferro, lui non era convinto. Il personaggio era già apparso in Italia ma non aveva raccolto gradimento, perché le strisce in America erano stampate a piè di pagina sui giornali e le storie si sviluppavano con lentezza. Negli albi non avrebbe mai funzionato. Fui io a convincerlo che bastava conferire ai personaggi un aspetto più ’italiano’ e far interpretare al marinaio guercio storie più movimentate, adatte ai nostri lettori con meno di 14 anni. La scelta ha funzionato per quasi quattro decenni e l’editore restò sempre quello principale nella pubblicazione del Popeye americano".

Lo sa che Braccio di Ferro era il personaggio preferito di Lucio Dalla e Monica Vitti, che ne parlano a lungo in un’intervista del 1980?

"Sapevo della Vitti e della cantante Mina, lo avevo sentito dire da loro in un programma alla radio. Mentre lavoravo, la tenevo sempre accesa. Proprio a Mina ho fatto pervenire un disegno di Braccio di Ferro, alcuni anni fa".

C’era differenza nel disegnare storie per personaggi nati in tv, e già famosi, come Provolino e Topo Gigio?

"I creatori dei personaggi nati per la tv tenevano molto all’immagine dei loro pupazzi, ma capivano che l’impiego nel fumetto era un’altra cosa. Mi ricordo quando Maria Perego, creatrice di Topo Gigio, radunò negli studi dell’editore noi fumettisti per vedere come sarebbe stato trattato il suo personaggio, soprattutto nel volto. Diede l’ok e fu favorevole".

Ha realizzato anche una parodia del western, in particolare Dormy West. Ce la racconta?

"Dormy West era uno sceriffo dormiglione. I suoi concittadini lo vedevano spesso sonnecchiare fuori dal suo ufficio ma riusciva sempre a catturare il bandito di turno, grazie a enormi starnuti che travolgevano l’avversario".

Ha trascorso quasi 40 anni alle edizioni Bianconi, vivendone quasi tutta la parabola: una fucina di talenti dove, però, si lavorava senza sosta. Che tipo di clima di respirava?

"L’aria che si respirava era stata quasi sempre determinata dalla moglie, addetta ai regolamenti dei conti. Bianconi non voleva saperne di pagamenti e lasciava fare tutto a lei. Era difficile che concedesse aumenti, anche nei periodi più duri. Molti autori che avevano varcato il suo ufficio, avevano poi trovato lavoro altrove. Quelli che erano rimasti, invece, si adattavano, studiando sistemi per accelerare i tempi di produzione delle tavole. Mi ero organizzato trovando amici e parenti che mi aiutassero a individuare soggetti per le storie e idee per le copertine. Il risultato fu sempre ottimo".

Ma quante tavole disegnava al mese?

"Nei momenti migliori riuscivo a produrre 200 tavole al mese. Le matite che passavo all’inchiostratrice dovevano essere solo seguite dall’unica traccia che ottenevo al tavolo da ricalco di bozzetti preparati in precedenza. Ho calcolato di aver realizzato, tra storie e copertine, poco meno di 70mila tavole, di cui la metà di Braccio di Ferro".