Foto: FG Trade / iStock
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I bambini e gli adolescenti non hanno mai passato così tanto tempo davanti agli schermi come durante la pandemia di Coronavirus. Con il decreto-legge in vigore dal 26 aprile, gli studenti italiani sono tornati a seguire la maggior parte delle lezioni in presenza, ma fino a quel momento la metà di loro era abituata a trascorrere più di 8 ore al giorno con gli occhi su un device elettronico. Una situazione che, sia nel breve sia nel lungo periodo, minaccia la salute mentale dei ragazzi e delle ragazze che stanno crescendo in questo periodo inedito. Ad approfondire il tema è stato un sondaggio condotto dalla Società Italiana di Pediatria in collaborazione con la Polizia di Stato e Skuola.net. I dati che ne emergono sono significativi e denotano che le abitudini dei ragazzi, a causa delle restrizioni, hanno subito delle modifiche radicali.


5 ore in DAD e 3 ore tra giochi online, social e serie TV

Il campione del sondaggio, condotto a marzo 2021, è significativo: circa 10.000 studenti tra i 9 e i 18 anni (circa 6.500 nella fascia 15-18), il 65% di sesso femminile e il 35% di sesso maschile. Più del 50% dei partecipanti, mostrano i risultati, ha dichiarato di trascorrere più di 8 ore al giorno davanti a uno schermo: circa 5 ore tra DAD e compiti e circa 3 ore per attività di svago. Il tempo davanti a smartphone, PC o tablet è aumentato quasi del 20% rispetto al periodo pre-pandemia. Ad allarmare la Società Italiana di Pediatria è stato soprattutto il fatto che, dopo aver finito le lezioni in DAD, gli studenti tendono a non staccarsi dai device. Alla domanda “durante questi mesi di restrizioni cosa hai fatto di più?”, il 37% ha risposto “serie TV”, il 13% “giochi online con gli amici” e il 12% “videogiochi”. In pochi hanno passato la maggior parte del tempo libero leggendo libri (11%), interagendo con la famiglia (12%) o facendo giochi di società (3%).


Studenti più stressati, soli e insicuri riguardo al futuro

Una parte del sondaggio era dedicata alle attività che i giovani compiono davanti a smartphone, tablet e PC. Tolte le lezioni scolastiche, il 36% (24% nel 2019) ha usato i dispositivi prevalentemente per comunicare con gli amici con le app di messaggistica; il 24% per usare i social network; il 21% per guardare video o film; l’11% per giocare ai giochi online; l’8% (19% nel 2019) per fare ricerche. Questo distaccamento dalla “vita offline” sta creando situazioni di enorme disagio nei bambini e negli adolescenti: il 25% ha ammesso di sentirsi isolato; il 24% stressato; il 18% triste; il 14% timoroso verso il proprio futuro. Solo il 13% dei soggetti non ha sperimentato le emozioni negative precedentemente elencate. Insomma, gli studenti non sono mai stati così vulnerabili: “La pandemia ha fatto emergere quelle situazioni di fragilità che magari sarebbero venute fuori in altre occasioni, e che ora stanno esplodendo: bisogna prestare massima attenzione. È importante che i nostri ragazzi recuperino quegli spazi che li aiutano a riappropriarsi di un senso di normalità”, spiega Carmela Bravaccio, docente di neuropsichiatra infantile presso l’Università Federico II di Napoli, sul sito della Società Italiana di Pediatria.