Le sfide pedagogiche della dad nei tempi della pandemia
Le sfide pedagogiche della dad nei tempi della pandemia

Costrette a chiudere a causa del Covid, in Italia e nel resto del mondo le scuole si sono convertite alla didattica a distanza per non sospendere le lezioni. Il passaggio forzato al tele-insegnamento ha comportato problemi tecnologici e pedagogici e ha generato comportamenti che hanno preso in contropiede gli educatori. Prendiamo la questione della webcam: quando accenderla non è obbligatorio, ma solo consigliato, il numero di studenti che ha preferito lasciarla spenta è andato al di là di quanto si aspettassero gli insegnanti. È successo ad esempio nei corsi via Zoom della Cornell University, negli Stati Uniti, tanto che i professori hanno deciso di condurre una ricerca per capirne i motivi.

"Agli studenti piace vedersi in faccia quando lavorano in gruppo e agli insegnanti piace vedere gli studenti, perché così è più facile dedurre se abbiano capito o meno ciò che viene spiegato", dice Mark Sarvary, uno degli autori dello studio; "Quando siamo passati alla didattica a distanza [e gran parte degli studenti ha scelto di non accendere la webcam], questa componente è andata persa".

Perché nella DAD gli studenti non usano la webcam

Alla fine del semestre i ricercatori hanno quindi condotto un sondaggio su 276 ragazzi chiedendo loro cosa li avesse spinti ad adottare questa condotta. I dati hanno confermato alcune delle ipotesi più prevedibili, in primis le insicurezze legate al proprio aspetto, segnalate dal 41% dei partecipanti. Tra gli altri fattori emersi, i ragazzi hanno citato una connessione Internet inadeguata, la percezione della webcam spenta come una norma sociale ("è normale fare così"), la preoccupazione che i compagni potessero vedere l'ambiente alle loro spalle (13%) e le persone che vivono in casa passare nell'inquadratura (24%).

Questi ultimi due fattori costituivano un elemento di disagio sentito con maggiore intensità dai ragazzi appartenenti alle minoranze sottorappresentate: i valori salivano rispettivamente al 26% e al 38%. La didattica a distanza rischia insomma di risultare più pesante e stressante per gli studenti che si trovano in particolari situazioni sociali, familiari ed economiche.

Come incentivare l'uso della webcam

Cosa dovrebbero fare i professori, quindi? "La strategia più inclusiva ed equa non è quella di imporre la videocamera, ma di incoraggiare a usarla, ad esempio attraverso esercizi di apprendimento attivo" che coinvolgano i ragazzi, spiega Frank Castelli, un altro degli autori; "Bisogna farlo con attenzione in modo da non creare una situazione che faccia sentire esclusi gli studenti con la webcam spenta". Al tempo stesso, va ricordato ai ragazzi che usarla durante le lezioni è importante, spiegando loro perché, altrimenti il rischio è che lasciarla inattiva diventi la regola. E più studenti la percepiscono così e non accendono la videocamera, più altri li seguiranno.

I professori-ricercatori consigliano anche altre "tattiche": creare diverse stanze separate su Zoom (e quindi dividere gli studenti in gruppi più piccoli) piuttosto che una sola per tutti, utilizzare la chat e i sondaggi per verificare l'apprendimento degli studenti e per confrontarsi con loro sulle difficoltà che incontrano nell'utilizzo della videocamera.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution.