di Anna Mangiarotti In principio, M’artista, Künstlerscheisse, Merde d’artiste, Artist’s shit (Merda d’Artista). L’opera d’arte più irriverente della storia. Nel 1961 racchiusa in 90 scatolette dal ventisettenne Piero Manzoni, ha anticipato una stagione fortunatissima. Padrone della scena, Maurizio Cattelan: nel 2010, davanti alla Borsa meneghina, con un dito medio eretto ha gridato Libertà, Odio, Vendetta, Eternità (Love), in 11 metri di marmo; nel 2016, ha attaccato alle tubature un vero e proprio water in oro da 18 carati, rubato in tempi recenti. Mangiata peraltro da un collega la sua pure vera e propria Banana valutata 120mila dollari ad Art Basel Miami 2019. Misura invece 8 metri The Blue Banana, plasmata da Giuseppe Veneziano a contendere, nell’antica piazza del Duomo di Pietrasanta,...

di Anna Mangiarotti

In principio, M’artista, Künstlerscheisse, Merde d’artiste, Artist’s shit (Merda d’Artista). L’opera d’arte più irriverente della storia. Nel 1961 racchiusa in 90 scatolette dal ventisettenne Piero Manzoni, ha anticipato una stagione fortunatissima. Padrone della scena, Maurizio Cattelan: nel 2010, davanti alla Borsa meneghina, con un dito medio eretto ha gridato Libertà, Odio, Vendetta, Eternità (Love), in 11 metri di marmo; nel 2016, ha attaccato alle tubature un vero e proprio water in oro da 18 carati, rubato in tempi recenti. Mangiata peraltro da un collega la sua pure vera e propria Banana valutata 120mila dollari ad Art Basel Miami 2019.

Misura invece 8 metri The Blue Banana, plasmata da Giuseppe Veneziano a contendere, nell’antica piazza del Duomo di Pietrasanta, la nostra attrazione estetica. Incipit dell’omonima spiazzante mostra open air (comprensiva di un water da cui sbuca Cattelan), in calendario fino al 13 settembre. Curatore, Andrea B. Del Guercio.

Giallissima era la Banana di Andy Warhol divenuta universale oggetto del desiderio nel 1967. Ma che c’entra Veneziano oggi con la Pop Art?

"Infatti, è sbagliato tecnicamente attribuire a distanza di 60 anni una sigla circoscritta. Si danneggia soprattutto l’artista, ma anche il pubblico che la subisce. Sviare l’attenzione verso canoni consueti banalizza sia il passato sia il presente".

Dipinta di blue, è un chiaro riferimento all’Unione Europea. Dalle razioni dei passanti, calcoliamo i “filo“ e gli “anti“?

"Installare in una pubblica piazza un’opera politica appartiene alla cultura monumentale di tutti i tempi. Nel nostro caso, specifica la dimensione problematica contemporanea di un grande continente come l’Europa, con le sue contraddizioni ma anche con la sua forza economica".

Piccola Atene di scalpellini e fonditori, Pietrasanta. Prima, le opere qui nascevano e partivano senza essere viste da alcuno se non dalle maestranze. Le 14 opere di Veneziano disseminate in piazza del Duomo, piacciono, in primo luogo, ai locali?

"La città è passata da Capitale della Scultura, con i suoi laboratori di marmo e le fonderie di bronzo, a City Internazionale. L’alto numero di Gallerie ne fa una ‘piazza’ del collezionismo con un articolato potere d’acquisto. Le innovazioni introdotte da Veneziano nella scultura - penso al marmo e al bronzo dipinto, a una monumentalità in vetroresina frutto dei laboratori versiliesi - ha provocato polemiche, ma anche tanta partecipazione. D’altra parte, “Lei non crede che il ruolo dello spettatore abbia nell’arte un’importanza decisiva?”, c’insegna Marcel Duchamp".

Ci voleva però l’intervento di Sgarbi a rassicurare i pietrasantini. Del resto, professore, nel suo saggio per il catalogo ancora da pubblicare, si legge che lo stesso Veneziano non teme di “porsi a muso duro” nei confronti dello spettatore. Cosa intende?

"Pittura e scultura non sono altro che “specchi delle mie brame“ in cui perderci e ritrovarci. L’opera d’arte vive e rimane in vita solo nel momento in cui dialoghiamo con essa, dimostrando che siamo noi stessi a renderla contemporanea".

Concediamo a Veneziano di attribuire le proprie fattezze al David del Buonarroti. Ma Biancaneve assassina di un nano (sia pure Brontolo) non è un po’ troppo? Persino alle favole dobbiamo rinunciare?

"La pistola fumante di Biancaneve è la persistente doppia effige dell’umanità lungo la storia. Eroi e miti che in breve tempo scopriamo ora angeli ora carnefici, amatissimi in una stagione e poi traditori di ideali, di sogni, di progetti. Ancora una volta la contemporaneità attraversa la storia, rilegge la successione degli eventi, mettendo in discussione anche i nostri affetti più cari"

Insomma, non ci resta che credere nel Papa sullo skate?

"Forse, l’interpretazione più straordinaria e creativa di questo personaggio “venuto da lontano“ eppure italiano nelle origini, che non lascia intentata ogni ipotesi di dialogo con tutti gli altri. Leggerezza rispetto alla pesantezza della storia della Chiesa. Nulla di blasfemo".