di Michele Mezzanzanica

Dal vino da tavola alle grandi bottiglie, da Pinot Grigio e Cabernet alle migliori espressioni della viticoltura italiana, senza rinnegare le proprie origini. Una storia interessante e particolare quella di Casa Paladin, storia imprenditoriale e vinicola che declina al meglio le due espressioni, riuscendo a coniugare in un delicato equilibrio le istanze del business con la vocazione contadina a conduzione familiare. Nata nell’entroterra veneziano nel 1962, negli anni Settanta compie un primo salto di qualità, per opera dello stesso fondatore Valentino Paladin, con il marchio Bosco del Merlo, sfruttando anche vigneti nel confinante Friuli. A Verduzzo, Glera e altri vitigni più popolari, si affiancano così Tocai, Sauvignon e le prime uve “ufficiali” di Chardonnay, ai tempi ancora confuso col Pinot Bianco. Oggi Casa Paladin-Bosco del Merlo è una realtà da un milione e 700mila bottiglie, provenienti da vigneti di proprietà (15 ettari) e di produttori convenzionati (50 ettari). Una potenza di fuoco, in grado di fornire una panoramica del mondo vinicolo triveneto. Il successo non tarda ad arrivare e una trentina d’anni più tardi, sotto la guida di Roberto e Carlo (foto), figli di Valentino, Casa Paladin allarga nuovamente i suoi orizzonti. "Volevamo crescere per andare oltre l’identità territoriale – racconta Roberto – visto che la denominazione Lison Pramaggiore non è molto conosciuta all’estero". Nel 2007 lo sbarco in Toscana, a Radda in Chianti. "Curavamo la zona da tempo – ricorda Roberto Paladin – avevamo già fatto alcuni investimenti immobiliari e quando si è presentata l’opportunità di gestire una cantina storica come la Fattoria Castelvecchi, l’abbiamo sfruttata. Tra l’altro abbiamo recuperato un vecchio clone di Sangiovese, partendo da quello per reimpiantare i vigneti, salvando un patrimonio enologico importantissimo". Dai 22 ettari della Castelvecchi escono 100mila bottiglie l’anno, tutte di rosso: tre versioni di Chianti Classico e il Toscana Igp Solana, blend di Sangiovese, Syrah e Merlot. L’anno successivo è la volta della Franciacorta, con l’acquisizione di Castello Bonomi. "Volevamo affiancare al Prosecco una bollicina di alto livello – dice Paladin – ma non solo come prodotto di moda. Vogliamo scoprire e ricercare, non a caso siamo tra le cantine che stanno sperimentando l’utilizzo del vitigno autoctono Erbamatt nei nostri Metodo Classico". Dalla tenuta di Coccaglio escono 150mila bottiglie l’anno, destinate ad aumentare con l’ampliamento in corso da 24 a 28 ettari. Infine, dopo Toscana e Lombardia, Casa Paladin torna in Veneto, introducendosi in un altro terroir di alto livello come la Valpolicella. Nel 2017 arriva infatti la partecipazione al 50% con Casa Lupo, produttrice di vini eponimi come il Ripasso e l’Amarone.