Il “Narciso” di Caravaggio (. 1597-1599). Sotto, un selfie di Cindy Sherman
Il “Narciso” di Caravaggio (. 1597-1599). Sotto, un selfie di Cindy Sherman
di Chiara Di Clemente Professor Lingiardi, chi è il narcisista? "Il narcisismo è un grande arcipelago". Da Ovidio ai selfie: leggendo Arcipelago N (Einaudi) scritto da Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, scopriamo che Narciso è dentro ognuno di noi, e di più: scopriamo anche che è ambiguo, e porta con sé non solo egoismo – l’incapacità di uscire dalla gabbia dell’io per rapportarsi con l’altro –, ma anche dolore: perché c’è una ferita che ha minato la sua anima. Nato nella notte dei tempi col destino segnato da Tiresia (vivrà solo "Si se non noverit", se riuscirà a non conoscersi), quel giovane che s’innamorò della propria immagine riflessa nell’acqua e di quest’amore morì per trasformarsi in fiore, ha attraversato – in mille mutevoli forme: gocce, torrenti e le attuali onde anomale – la storia dell’umanità, dell’arte e della psicanalisi, per arrivare a pervadere oggi la contemporaneità:...

di Chiara Di Clemente

Professor Lingiardi, chi è il narcisista?

"Il narcisismo è un grande arcipelago". Da Ovidio ai selfie: leggendo Arcipelago N (Einaudi) scritto da Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, scopriamo che Narciso è dentro ognuno di noi, e di più: scopriamo anche che è ambiguo, e porta con sé non solo egoismo – l’incapacità di uscire dalla gabbia dell’io per rapportarsi con l’altro –, ma anche dolore: perché c’è una ferita che ha minato la sua anima.

Nato nella notte dei tempi col destino segnato da Tiresia (vivrà solo "Si se non noverit", se riuscirà a non conoscersi), quel giovane che s’innamorò della propria immagine riflessa nell’acqua e di quest’amore morì per trasformarsi in fiore, ha attraversato – in mille mutevoli forme: gocce, torrenti e le attuali onde anomale – la storia dell’umanità, dell’arte e della psicanalisi, per arrivare a pervadere oggi la contemporaneità: Facebook, selfie, like, chirurgia estetica, esibizionismo e negazione se non sopraffazione dell’altro. Tanto che se Lasch alla vigilia degli edonistici anni ’80 parlava di cultura del narcisismo, oggi si potrebbe addirittura parlare di “cultura della psicopatia“.

Professore, di che arcipelago parliamo?

"Al suo centro c’è il cosiddetto “narcisismo sano”, che descriverei come una consapevolezza, capace di autocritica, del proprio valore; un amor proprio che ci sostiene senza spingerci a rivalità o attacchi invidiosi; la capacità di gioire delle nostre fortune ma anche di quelle degli altri; il saper dare importanza allo sguardo altrui senza dipenderne sempre. È anche saper provare gratitudine, capacità che al narcisista più problematico manca".

E il narcisismo patologico?

"Attorno al narcisismo benigno, si dispongono due costellazioni patologiche. Da una parte c’è chi ha un’immagine troppo negativa di sé, con sentimenti di inferiorità e impotenza: sono i narcisisti silenziosi, “covert”. Dall’altra c’è chi ha un’immagine troppo positiva di sé, con comportamenti arroganti e sentimenti grandiosi di superiorità e onnipotenza: i narcisisti “overt”. Questi ultimi possono tingersi di sadismo e impennarsi fino a forme gravi di narcisismo maligno o addirittura psicopatico".

Il narcisista “grandioso” è facile da individuare, ma il narcisista “silenzioso”?

"Il narcisista silenzioso è più timido. Ha mille antenne sensibili alle critiche e spesso si sente ferito dagli altri. La fragilità del narcisismo vulnerabile si accompagna a sentimenti continui di insoddisfazione, inadeguatezza, indegnità. Ha paura di non essere notato e teme il giudizio. Per esempio, certe forme squisite di gentilezza nascono dal timore narcisistico di non essere apprezzati. Ovvio, non tutte le persone premurose sono narcisiste, ma alcune sì: lo si percepisce da qualche sfumatura masochistica o rabbiosa della loro premura. Come se il proposito ultimo, la vera ragione della loro cortesia, non fosse far star bene voi, ma essere sicuri di venire apprezzati. Grandiosità e fragilità sono entrambe risposte difensive ai traumi dello sviluppo. Però, anche se ci appaiono diversi come giorno e notte, il narcisista arrogante e quello fragile condividono la posizione egocentrica, poco interesse per gli altri, fantasie grandiose più o meno pubbliche, sentimenti di invidia e inautenticità". Si pensa che lo siano soprattutto le donne: ma è plausibile che i più narcisisti siano i maschi?

"Stando agli studi epidemiologici, il disturbo narcisistico di personalità prevale nel genere maschile. Nella mia pratica clinica vedo sia uomini narcisisti sia donne narcisiste, e capita che le loro problematiche siano connotate rispetto al genere, sia perché legate ad aspetti costituzionali sia perché influenzate dalle aspettative sociali e culturali. Per semplificare molto, gli uomini devono “vincere” e le donne devono “piacere”. Vede quanti danni fanno gli stereotipi di genere?".

Se il narcisismo dipende anche dall’accudimento, come fa un genitore a essere sicuro di non danneggiare il figlio?

"Uno dei grandi temi del narcisismo è che tutti dobbiamo fare i conti, spesso per tutta la vita, con le illusioni e le aspettative dei nostri genitori. Nel mio libro uso la famosa storia di Dedalo e Icaro per parlare della trasmissione del narcisismo tra genitori e figli. Come Icaro, tutti abbiamo indossato le ali fabbricate dal genitore. Ma il mito ci insegna che se queste ali ci spingono troppo in alto corriamo il rischio che il sole le sciolga, se troppo in basso, rischiamo che si inzuppino di salsedine facendoci comunque precipitare. La qualità del nostro volo dipende da come siamo stati cresciuti. Comprensione senza adulazione, incoraggiamento senza lusinga. Soprattutto mai dimenticare che i figli non sono nostri prolungamenti. Riconoscere che sono diversi da noi e dalle nostre aspettative è difficile ma fondamentale".