Un frame da Netflix: My unorthodox life
Un frame da Netflix: My unorthodox life
Probabilmente nessuno conosceva in Europa Julia Haart, amministratrice e co-proprietaria dell’Elite World Group, che raccoglie le più grandi agenzie di modelle in tutto il mondo ed è la più grande talent media company a livello globale. Nessuno o quasi, fino a quando Julia è diventata la protagonista del reality di Netflix a lei dedicato, My Unorthodox Life. Nove episodi per raccontare una storia vera, la sua, che però ha dell’incredibile. La Haart ha infatti abbandonato la comunità ebrea strettamente ortodossa in cui è cresciuta, si è sposata e ha avuto quattro figli, ed è diventata una manager tostissima. Ha creato un suo marchio di scarpe (con tacchi vertiginosi ma comodissime, lei sostiene), poi è diventata direttrice creativa del gruppo La Perla e oggi è alla guida di un colosso. Ha sposato in seconde nozze Silvio Scaglia, imprenditore italiano che dopo la telefonia mobile, fibra...

Probabilmente nessuno conosceva in Europa Julia Haart, amministratrice e co-proprietaria dell’Elite World Group, che raccoglie le più grandi agenzie di modelle in tutto il mondo ed è la più grande talent media company a livello globale. Nessuno o quasi, fino a quando Julia è diventata la protagonista del reality di Netflix a lei dedicato, My Unorthodox Life. Nove episodi per raccontare una storia vera, la sua, che però ha dell’incredibile.

La Haart ha infatti abbandonato la comunità ebrea strettamente ortodossa in cui è cresciuta, si è sposata e ha avuto quattro figli, ed è diventata una manager tostissima. Ha creato un suo marchio di scarpe (con tacchi vertiginosi ma comodissime, lei sostiene), poi è diventata direttrice creativa del gruppo La Perla e oggi è alla guida di un colosso. Ha sposato in seconde nozze Silvio Scaglia, imprenditore italiano che dopo la telefonia mobile, fibra e moda, ha lanciato in queste settimane una nuova generazione di fondi automatizzati, dove la tecnologia è applicata alla finanza. Vivono a New York. Ah, piccolo dettaglio, Julia Haart ha solo 50 anni.

Signora Haart, di cosa è più orgogliosa pensando alla sua storia personale?

"Di aver preso una strada difficile e di aver deciso di viaggiare trecento anni nel futuro per cambiare la mia vita e quella dei miei figli".

Se tornasse indietro cosa non farebbe più?

"Non tornerei mai indietro. Preferirei morire che tornare indietro".

Quanto la religione, alla luce anche dei fatti di cronaca più recenti, può condizionare le scelte delle persone e delle donne in particolare? Lei è ancora ebrea praticante?

"Amo essere ebrea. Amo e credo in Dio. Semplicemente non penso che Dio mi odierà se i miei gomiti sono scoperti. I problemi che ho avuto con il mio mondo riguardano gli aspetti fondamentalisti di quella comunità. Non hanno niente a che fare con l’ebraismo. Tutte le religioni, i Paesi e i sistemi che opprimono le donne... questo è il mio problema".

Si considera una femminista?

"Assolutamente sì. Sono cresciuta in un mondo che crede che le donne siano messe su questa terra per avere bambini, sostenere ed essere obbedienti ai loro mariti. Voglio invece che le donne facciano le loro scelte, che siano istruite per poter scegliere il proprio percorso di vita".

Quanto conta avere denaro e benessere economico, per poter scegliere la propria vita?

"Penso che senza libertà finanziaria non si possa davvero essere liberi. Se devi chiedere a tuo marito o a tuo padre il permesso di fare ciò che è nel tuo cuore... allora non sei l’arbitro del tuo stesso destino. Essere in grado di supportare te stesso e non dover fare affidamento sugli altri, è per me la massima libertà".

Secondo lei si può conciliare il successo professionale e il benessere economico con il desiderio di ricerca spirituale?

"Assolutamente sì. Parlo con Dio tutto il tempo. Sono così grata per tutti i miracoli della mia vita e per la mia bellissima famiglia!".

Quali sono i valori in cui crede?

"Credo nella sorellanza globale. Credo che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide. Credo nell’amore, nell’unità, nell’individualità e nell’unicità. Penso che dovremmo smettere di litigare e iniziare a celebrare le nostre differenze".

Cosa vuol dire fare la manager per la più grande agenzia di modelle al mondo?

"In realtà ne sono comproprietaria (insieme al marito Silvio Scaglia ndr) e amministratore delegato. Guardo al mio lavoro e a questa azienda come una missione per aiutare a costruire marchi e aziende partendo dalle donne, così che possano raggiungere l’indipendenza finanziaria e prendere il controllo delle proprie carriere, oggi e domani".

Come si possono cambiare le "regole" del mercato (maschile), spesso poco rispettoso per la bellezza e la diversità delle donne?

"Esattamente in questi termini: con il rispetto. Puoi chiedere il cambiamento senza attaccare. Puoi parlare di leggi e regole invece di incolpare le persone. Vogliamo questi cambiamenti in modo da poter avere un mondo migliore per le nostre figlie".

Cosa vuol dire occuparsi delle star, delle top model, facendo il capo della Elite?

"Non lavoro davvero con l’incredibile talento che rappresentiamo. Ho gli agenti più esperti, impegnati e meravigliosi che lavorano per la EWG, sono loro la mia famiglia, io guido la visione e l’unità dell’azienda".

Ancora una curiosità: lei ha iniziato disegnando e producendo scarpe per le donne. Ci dica la verità: i tacchi stratosferici che lei indossa, sono comodi?

"Lo giuro, sono davvero comodissimi!".