Liane de Pougy (1869-1965), da ballerina a cortigiana e. monaca domenicana
Liane de Pougy (1869-1965), da ballerina a cortigiana e. monaca domenicana
di Giovanni Serafini Secondo Edmond de Goncourt era "la più bella donna del secolo". Napoleone III la definì "la cortigiana più eccitante" che avesse mai incontrato. Per Cocteau fu "un’amica dolce e raffinata", per la Bella Otero una rivale velenosa, per Gabriele D’Annunzio una conquista mancata, per decine di aristocratici e banchieri una seduttrice spietata che fece fuori i loro patrimoni. Siamo nel pieno della Belle Époque, Parigi è la capitale mondiale dell’erotismo, ben 80 mila "filles publiques" battono il marciapiede giorno e notte. Solo una quarantina fra loro riesce ad emergere, a frequentare il bel mondo e l’alta società, ad arricchirsi. Fra queste c’è Liane de Pougy, la prima vera call girl di lusso, una Venere del cabaret che attraversò l’Europa suscitando incredibili passioni. Attrice e ballerina alle Folies Bergères, scrittrice e poetessa, lesbica ed eterosessuale, principessa per via di matrimonio e alla fine monaca domenicana morta in...

di Giovanni Serafini

Secondo Edmond de Goncourt era "la più bella donna del secolo". Napoleone III la definì "la cortigiana più eccitante" che avesse mai incontrato. Per Cocteau fu "un’amica dolce e raffinata", per la Bella Otero una rivale velenosa, per Gabriele D’Annunzio una conquista mancata, per decine di aristocratici e banchieri una seduttrice spietata che fece fuori i loro patrimoni. Siamo nel pieno della Belle Époque, Parigi è la capitale mondiale dell’erotismo, ben 80 mila "filles publiques" battono il marciapiede giorno e notte. Solo una quarantina fra loro riesce ad emergere, a frequentare il bel mondo e l’alta società, ad arricchirsi.

Fra queste c’è Liane de Pougy, la prima vera call girl di lusso, una Venere del cabaret che attraversò l’Europa suscitando incredibili passioni. Attrice e ballerina alle Folies Bergères, scrittrice e poetessa, lesbica ed eterosessuale, principessa per via di matrimonio e alla fine monaca domenicana morta in odore di santità… "Molti destini diversi in una sola vita", commenta la storica francese Virginie Girod nella prefazione di Mes cahiers bleus, il diario intimo di Liane ripubblicato in questi giorni dalle edizioni Chronos. Era la più famosa e la più costosa fra le "grandi orizzontali", come venivano definite all’epoca le cortigiane di successo: secondo una fiche della polizia datata 1890 un quarto d’ora in sua compagnia valeva 12 mila franchi (45 mila euro). Per un’intera notte di sesso ci volevano pellicce, collier di perle e di diamanti.

I più esigenti, gli "appassionati" che pretendevano l’esclusività di quel capolavoro libertino, le intestavano ville, castelli ed altre proprietà: per lei il marchese Charles-Marie de Mac Mahon dilapidò in un anno tutta la sua fortuna, e non sopravvisse alla rovina. Alta, slanciata, uno sguardo malinconico e romantico che diventava di colpo malizioso, una bocca arrogante che sembrava chiamare i baci, un decolleté che prometteva la scoperta di un corpo delizioso, Liane sapeva come far capitolare gli uomini. Poteva addirittura permettersi di mostrarsi schizzinosa: per esempio rifiutava di andare a letto con i nobili russi perché secondo lei si lavavano poco… Respinse seccamente la proposta di matrimonio del maharadjah di Kapurtala, che pare consumasse troppo curry.

Nel 1902, quando Gabriele D’Annunzio cercò di portarsela a Settignano nella sua villa della Capponcina, lo mandò in bianco senza tanti complimenti: "È brutto, ha le palpebre senza ciglia bordate di rosso, ha i denti verdastri e l’alito cattivo", confidò alla giovane americana Nathalie Clifford Barney con cui visse un anno di "inenarrabile amore saffico". A Liane in realtà gli uomini piacevano poco: li "usava" soprattutto come strumenti di lavoro. Amava molto invece le donne, giovani, sensuali ed eleganti come Valtesse de la Bigne ed Emilienne d’Alençon, due "grandi orizzontali" come lei, o come la poetessa Renée Vivien, con cui trascorse una settimana da favola nell’isola di Lesbo.

Non disdegnava gli omosessuali, purché fossero degli artisti: ebbe una relazione (gratis) con Reynaldo Hahn, l’amante di Marcel Proust, e nutrì una sincera amicizia per Jean Cocteau, che scrisse di lei: "I pugni sulle anche, ornata di perle e corazzata di diamanti, Liane de Pougy avanza fra i tavoli di Maxim’s con l’indifferenza degli astri". Nata il 2 luglio 1869 in una famiglia di tradizioni militari, si sposò a 17 anni con un ufficiale di marina che un giorno, rientrato in anticipo dalla guarnigione, la trovò a letto con un altro e le sparò un colpo di pistola ai glutei. Divorziata a 19 anni si lanciò nel cabaret e apprese l’arte di sedurre gli uomini: "Liane sa come scaldarvi al massimo. Niente paura, la sua camera da letto ha un sistema di ventilazione che elimina qualsiasi rischio di asfissia", scrisse ironicamente il giornale Gil Blas. A 25 anni, quando debuttò in collant nero alle Folies Bergères, Liane era già ricchissima, aveva case a Parigi con automobile, autista, cuoca e governante. Fra i suoi adoratori c’erano il conte polacco Roman Potocki e il giovane Maurice de Rothschild. Nel 1908, quando era al vertice della carriera, sposò il principe rumeno Georges Ghika, nipote della regina Nathalie di Serbia: lui aveva 25 anni e lei, ancora bellissima, 40. Fu un matrimonio felice per 16 anni, fino al giorno in cui Ghika scappò con Manon Thiébaut, ultima fiamma di Liane.

Nel 1928, stanca della vita dissipata fin lì condotta, l’ex ballerina scandalosa delle Folies Bergères prese i voti col nome di suor Annamaria della Penitenza. Non si trasferì in un monastero ma in una camera dell’Hotel Carlton – noblesse oblige – trasformata per l’occasione. Morì il 26 dicembre 1950. Il suo letto con le cortine verdi, teatro di tante battaglie, è diventato un monumento nazionale. Lo si può ammirare al museo delle Arti Decorative di Parigi.