25 gen 2022

Corsetti di metallo, polvere di stelle e popstar Addio Mugler: lo stilista che cadde sulla terra

Nadja Auermann in Mugler, 1995
Nadja Auermann in Mugler, 1995
Nadja Auermann in Mugler, 1995

Negli anni ’80 l’illustratore giapponese Hajime Sorayama sconvolse mezzo mondo immaginando per primo un futuro popolato di donne sexy-robot, forme d’acciaio eppure sinuose dalla sensualità esplicita e luccicante: con Thierry Mugler, lo stilista nato a Strasburgo il 21 dicembre 1948 e morto domenica, a 73 anni, per "cause naturali", quell’immaginario, in quella stessa epoca – con l’espolsione nel decennio ’90 –, divenne realtà. A incarnarlo chiamò supertop e popstar, Linda Evangelista e Nadja Auermann, Diana Ross e Madonna. Strizzava il vitino nei corsetti metallici, allungava a dismisura le gambe in fuseaux di lattice, lasciava che i seni esplodessero da scollature dotate di specchietti retrovisori da motocicletta: non più umane, le sue donne erano creature-clessidra sovrannaturali, dominatrici post apocalittiche, dee scese da qualche pianeta indossando sulla pelle brillanti e piume come polvere di stelle. Omaggiato ora dalla mostra parigina al Musée des Arts Décoratifs Couturissime (capi 1977-2014), amato da Bowie, Lady Gaga, Beyoncé, Mugler ha inventato gli abiti per le modelle del video Too funky di George Michael (’92), quello da sera di Demi Moore in Proposta indecente (’93), i costumi per Zumanity (2003) del Cirque du Soleil, il nude-look del Met Gala 2019 di Kim Kardashian. Da re del "camp", del kitsch consapevole e sofisticato, ha plasmato col suo tocco techno-sexy il divismo pop che tuttora ci circonda. Più ironico filosofo, che profeta.

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