Il gorilla di pianura occidentale è una delle specie più vulnerabili al SARS-CoV-2
Il gorilla di pianura occidentale è una delle specie più vulnerabili al SARS-CoV-2

Il Coronavirus è un pericolo attuale e concreto per noi, ma può costituire un rischio anche per gli animali. In particolare per i primati, come il gorilla di pianura occidentale, lo scimpanzé e il macaco, ma non solo. Uno studio internazionale ha confrontato una particolare componente genetica di 410 specie di vertebrati con quella dell'uomo, elaborando una classifica di quelle più potenzialmente vulnerabile al virus.

Il principale punto di ingresso del SARS-CoV-2 nell'uomo è l'enzima 2 convertitore dell'angiotensina, o in breve ACE2, che si trova sulla membrana delle cellule di diversi tessuti tra cui ad esempio quelle dei polmoni, del naso, della bocca e dell'intestino. Nello specifico, sono 25 aminoacidi dell'enzima ad agevolare l'ingresso del virus nelle nostre cellule. Attraverso un'analisi genomica, i ricercatori hanno verificato quanti di questi aminoacidi sono presenti nell'ACE2 delle specie prese in esame, deducendo così una previsione teorica del loro rischio di contrarre il virus.

Un dato preoccupante è che il 40% degli animali della lista è classificato in via di estinzione. I primati sono quelli più vulnerabili in assoluto, gli unici a condividere con l'uomo tutti i 25 aminoacidi. Nel dettaglio: il langur duca, la nasica, l'etrocebo, l'orango di Sumatra, il macaco rhesus, il gibbone dalle guance bianche, il macaco di Giava, il cercopiteco gialloverde, il bonobo, il rinopiteco dorato, il macaco nemestrino, il drillo, il cercocebo moro, lo scimpanzé comune, il gorilla di pianura occidentale, il babbuino anubi, il colobo rosso dell'Uganda, il babbuino gelada.

Il rischio è valutato "alto" per diverse specie di cetacei (la balenottera minore antartica, la balena grigia, la balenottera azzurra, l'orca, il delfino tursiope…) e poi per la renna, il formichiere gigante, il cervo dalla coda bianca e alcune specie di roditori. Fra gli animali domestici o comunque vicini all'uomo, il rischio è stimato "medio" per il gatto, la pecora, la capra, il toro; "basso" invece per il cane, il cavallo, il maiale e il cammello. Qui potete consultare l'elenco completo.

Tuttavia, gli autori sottolineano chiaramente di prendere queste informazioni con la dovuta cautela, perché per stabilire quale sia nel concreto il rischio effettivo per una specie di contrarre il virus servono ulteriori dati e studi. I risultati della ricerca possono rivelarsi utili soprattutto agli zoo e ai professionisti che lavorano a stretto contatto con gli animali.

Il paper è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.


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