Foto: acilo / iStock
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Roma, 8 febbraio 2021 - Con la pandemia da Coronavirus diminuisce l’uso del carbone per fornire energia elettrica, e l’ambiente ringrazia. A evidenziare questa tendenza positiva, che si spera permanga anche nel post Covid, è un nuovo studio condotto da un team di economisti tedeschi, che hanno esaminato l'impatto della pandemia sul sistema energetico e sulla domanda di elettricità globale.
Nel 2020, i combustibili fossili sono stati parzialmente esclusi dal mix elettrico (le fonti energetiche primarie utilizzate per la produzione di energia elettrica), e le emissioni globali di CO2 derivanti da questo settore sono scese del 7% rispetto al 2019. Guardando solo l'India, gli Stati Uniti e l’Europa, ossia i tre mercati principali, la domanda mensile di elettricità si è ridotta fino al 20% rispetto al 2019, con le emissioni mensili di CO2 che sono diminuite fino al 50%.

Coronavirus, con la pandemia diminuisce l’uso dei combustibili fossili

La stima dei ricercatori, guidati dal dottor Christoph Bertram del Potsdam Institute for Climate Impact Research, sostiene che è altamente improbabile che le emissioni raggiungano nuovamente il massimo storico del 2018. Il trend dell’uso del carbone per produrre energia è dunque in discesa, e il primo anno della pandemia potrebbe aver rappresentato una svolta. Grazie anche al supporto delle politiche per il clima e alla crescita delle rinnovabili, è probabile che le emissioni derivanti settore energetico potrebbero diminuire più rapidamente rispetto alle previsioni.
Ma come mai il carbone è stato colpito così pesantemente dalla pandemia? Secondo il dottor Bertram la spiegazione è che a causa delle restrizioni e della conseguente chiusura di uffici, scuole, università e attività, è diminuita la domanda generale di elettricità; quando la domanda di elettricità si abbassa, le centrali a carbone sono solitamente le prime a smettere di funzionare a pieno regime. Questo perché il processo di combustione del carbone ha costi altissimi. Invece, gli impianti di energie rinnovabili (come i parchi solari) hanno costi di esercizio notevolmente inferiori e possono permettersi di funzionare anche quando la domanda cala. Lo studio dimostra quindi che oggi (ma probabilmente anche nel futuro) investire in energia derivante da combustibili fossili non solo è dannoso in termini ambientali, ma è anche economicamente rischioso.