Corinne Cléry, nome d’arte di Corinne Marie Piccolo, è nata a Parigi nel 1950
Corinne Cléry, nome d’arte di Corinne Marie Piccolo, è nata a Parigi nel 1950
Parliamo di uomini? "Sono essenziali. Li amo e li ho amati molto. E molti, qualcuno più degli altri. Ho avuto tre mariti e un figlio: uomini e donne sono complementari. Generi che si contrappongono e si completano, l’incontro è una palestra di vita". La erre arrotata e la risata al telefono sono irresistibili. Corinne Cléry compirà 71 anni il 23 marzo. È una parigina diventata dopo mezzo secolo italiana a tutti gli effetti. Gli italiani, del resto, li ha fatti sognare (e innamorare). A partire dal film che nel 1975 l’ha fragorosamente imposta come icona sexy: Histoire d’O, racconto scandaloso di eros sadomaso. Un ruolo difficile? "Un gioco del destino. Facevo la fotomodella a Roma, con un figlio di sei anni da crescere e il secondo matrimonio in vista. Un mio scatto è capitato sul tavolo del produttore: questa è la ragazza giusta. Ma ho interpretato una parte, senza rendermi conto di quello che rappresentava". Chi la consigliò se accettare o meno? "Mio padre. Era sorpreso. Disse: ’Non capisco perché vogliono te, non sei sexy’". È stato una figura chiave? "Il primo riferimento maschile: l’ho ammirato, contrastato, adorato. Era un gran signore molto occupato. La sera si sedeva in poltrona e mi accoccolavo sulle sue...

Parliamo di uomini?

"Sono essenziali. Li amo e li ho amati molto. E molti, qualcuno più degli altri. Ho avuto tre mariti e un figlio: uomini e donne sono complementari. Generi che si contrappongono e si completano, l’incontro è una palestra di vita".

La erre arrotata e la risata al telefono sono irresistibili. Corinne Cléry compirà 71 anni il 23 marzo. È una parigina diventata dopo mezzo secolo italiana a tutti gli effetti. Gli italiani, del resto, li ha fatti sognare (e innamorare). A partire dal film che nel 1975 l’ha fragorosamente imposta come icona sexy: Histoire d’O, racconto scandaloso di eros sadomaso.

Un ruolo difficile?

"Un gioco del destino. Facevo la fotomodella a Roma, con un figlio di sei anni da crescere e il secondo matrimonio in vista. Un mio scatto è capitato sul tavolo del produttore: questa è la ragazza giusta. Ma ho interpretato una parte, senza rendermi conto di quello che rappresentava".

Chi la consigliò se accettare o meno?

"Mio padre. Era sorpreso. Disse: ’Non capisco perché vogliono te, non sei sexy’".

È stato una figura chiave?

"Il primo riferimento maschile: l’ho ammirato, contrastato, adorato. Era un gran signore molto occupato. La sera si sedeva in poltrona e mi accoccolavo sulle sue gambe. Era capace di ascoltare. E rispondere con ironia".

A 17 anni gli annunciò che voleva sposarsi: come reagì?

"Mi conosceva più di quanto io conoscessi me, ero una ribelle immatura che desiderava la libertà scappando dalla famiglia. Capì che chiedevo il suo consenso per una forma di rispetto e avrei fatto comunque di testa mia. Hubert Wayaffe, per cui avevo perso la testa, aveva 13 anni più di me: un artista famoso con basette e cappotto di lupo. Papà invece era un borghese in doppiopetto e sapeva come va il mondo. Mi ha lasciata sbagliare. E mi ha rassicurata: tesoro, non hai neppure finito la scuola, sappi che questa è casa tua qualunque cosa succeda".

Matrimonio lungo?

"Neanche tre anni. Il tempo di avere Alexandre, il mio unico figlio".

Con lui è stata difficile?

"Da piccolo si è ammalato gravemente. Rischiava di morire. Ho dovuto decidere se occuparmi di lui o del marito e ho scelto Alexandre. Avevo 19 anni quando è nato, siamo cresciuti insieme".

Fra voi c’è un rapporto complicato.

"Da qualche anno ci siamo persi. Separarsi da un figlio è il dolore più grande: una cosa innaturale e sconvolgente, che mi ha fatto ammalare".

E poi?

"Ha prevalso l’istinto di sopravvivenza. Pian piano sono risalita dal baratro. Oggi penso: meglio così, meglio la distanza che le liti continue".

Quante volte ha incrociato la sofferenza?

"Tante. Undici anni fa la morte di Giuseppe Ercole, il mio terzo marito, mi ha annientata. Non ho amato nessuno come lui: bastava uno sguardo per capirsi. Affascinante, generoso, gentile, divertente, leale, attento ai particolari. Fra noi c’era sintonia assoluta. Lo porto dentro di me, ci parlo ogni giorno. Tengo in salotto il vaso con le sue ceneri".

Dopo di lui?

"Per 10 mesi mi sono tappata in casa. Alla fine ho accettato l’invito a una festa e ho conosciuto Angelo Costabile. È un attore di talento. Mi ha corteggiata teneramente, in modo infantile ma con determinazione. Piacere a un uomo con 28 anni di meno mi lusingava. Potrei essere tua madre, gli ripetevo. Rispondeva: guarda che una madre ce l’ho già. Così ho ceduto: vabbè, facciamo questa cazzata. Ci siamo messi insieme ed è stata una bella sorpresa per tutti e due".

Quanto è durata?

"Otto anni, chi l’avrebbe detto. È finita perché ero troppo giovane per lui; quando la passione si è attenuata ci siamo trovati senza argomenti in comune. Mondi diversi, era diventata una rottura di palle. E io se non mi sento felice faccio le valigie".

Adesso è single?

"Gioiosamente sola. Vivo con tre bassotti in un casale fra gli ulivi nella campagna di Viterbo. Aria buona, prodotti dell’orto, silenzio. La pace".

La pace dei sensi?

"Dopo tante storie faccio mia la frase di Amanda Lear: la boutique è chiusa. A meno che".

A meno che?

"Non cerco emozioni, quelle avute mi bastano. Ma se capitasse una persona straordinaria ci penserei. Comunque ho pretese non contrattabili: leggerezza, allegria, intelligenza, armonia. E affetto per i miei cani".

La corteggiano?

"Attraggo uomini giovani, le femmine hanno poteri invisibili. L’ho scoperto a quarant’anni: sensualità, charme, saper essere geisha. Offro tutto all’altro senza risparmio. Mi consegno o almeno fingo che sia così. E non tradisco".

Il tradimento è inaccettabile o ci passa su?

(ride) "Non lo accetto ma ci passo su. Una scivolata può capitare. L’importante è non farsi beccare".

Tentazioni a cui ha resistito?

"Celentano. E Franco Nero, con lui c’è stato un piccolo flirt. Ho rinunciato perché non rubo l’uomo di un’altra".

Un no memorabile?

"Warren Beatty, bello da morire. Mi tormentava e c’è voluta grande tenacia per respingerlo. Ero da poco sposata con Luca Valerio in seconde nozze: serve rispetto".

Qualcuno le ha detto no?

(ride di nuovo) "Ho preso una cotta per Terence Stamp. Ha preferito un uomo".

Parliamo di donne?

"Mi piacciono quelle con la D maiuscola: creative e con le palle, eleganti e camioniste. In teatro sono sempre in mezzo alle donne. Ho amiche vere come Fiordaliso, Stefania Sandrelli è mia sorella. E sono felice di aver ritrovato Serena Grandi".

Festeggiate il compleanno insieme e avete avuto lo stesso marito.

"Entrambe abbiamo amato Giuseppe Ercole. È una cosa che ci unisce: c’è sempre una stanza per lei nella mia casa".

Lei appartiene al club delle eternamente belle: ha un segreto?

"Ardant, Bisset, Fenech, Rampling sono miti che non hanno bisogno del bisturi per sentirsi giovani".

Come si vede allo specchio?

"Ho un rapporto consapevole con il mio corpo. Faccio il bagno nuda in piscina senza timore di mostrarmi con un paio di chili in più".

Che cosa sarà da grande?

"Un’attrice. Conto più di cento film, sono stata Bond girl, ho fatto la commedia brillante e quella generazionale. Ho convinto Lizzani a prendermi per Kleinhoff Hotel e ne sono fiera. Ho appena finito di girare Mamma qui comando io diretta da Federico Moccia. Interpreto quella che sono: una nonna".

Una nonna?

"Ho due nipoti, due ragazze di 18 e 20 anni. Finalmente posso smettere di fare la seduttrice".