Gli attacchi degli squali agli esseri umani sono spesso causati da uno scambio di identità
Gli attacchi degli squali agli esseri umani sono spesso causati da uno scambio di identità

Difficile scrollare di dosso agli squali l'etichetta di mangiatori di uomini, anche se in realtà i loro attacchi sono molto meno numerosi di quanto si possa pensare: nel 2020 quelli non provocati sono stati 57, dei quali solo 10 mortali. Per dire, ogni anno gli insospettabili ippopotami uccidono diverse centinaia di persone. Una delle teorie più diffuse è che gli squali azzannino gli esseri umani per uno scambio di identità, perché non sarebbero in grado di distinguerli (soprattutto i surfisti che sono le vittime più frequenti) dalle foche e dalle otarie di cui si nutrono.

Una squadra di ricercatori internazionali ha messo alla prova questa ipotesi con un nuovo metodo: "Abbiamo verificato che surfisti, nuotatori e pinnipedi sulla superficie dell'oceano sembrano tutti uguali a un grande squalo bianco che guarda verso l'alto da sotto, perché non sono capaci di vedere i piccoli dettagli e i colori", spiega Laura Ryan della Macquarie University, specializzata nei sistemi sensoriali degli animali.




Gli esemplari giovani commettono più errori

Fra le varie specie, i principali autori di attacchi sono i grandi squali bianchi, e in particolare il problema riguarda gli esemplari più giovani. Quando raggiungono i 2,5 metri sono sufficientemente sviluppati da passare a prede più grandi, fra cui appunto i pinnipedi, ma devono imparare a regolare i loro sensi per riconoscerle: un processo di apprendimento che può portarli a commettere errori nella scelta dell'obiettivo, a cui invece sono meno soggetti gli esemplari più maturi ed esperti.

Il punto di vista degli squali bianchi

Per il loro esperimento i ricercatori hanno posizionato delle videocamere fisse e in movimento dentro un grande acquario, rivolte verso l'altro per riprendere il passaggio sulla superficie dell'acqua di sagome galleggianti rettangolari, foche, otarie, esseri umani che nuotavano con vari stili e altri che nuotavano su tavole da surf di diverse dimensioni.

I filmati sono quindi stati rielaborati al computer, attraverso filtri e simulazioni apposite, in modo che rispecchiassero come uno squalo bianco giovane percepisce i movimenti e le forme; i colori non fanno differenza, perché gli squali bianchi sono daltonici e non li percepiscono. Ed ecco la conferma: per gli esemplari giovani, gli esseri umani che nuotano a corpo libero o su una tavola da surf (specialmente quelle più corte) hanno una forte somiglianza con foche e otarie. Ciò non spiega tutti gli attacchi a opera dei grandi squali bianchi, ma molti potrebbero effettivamente essere causa di questo fraintendimento.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of The Royal Society Interface.