Giovanni Morandi Non gli bastava avere una moglie, voleva anche le altre donne della famiglia della moglie, la sorella o la nipote e magari altre ancora che amava nello stesso modo e diventavano parte della sua vita, era il suo modo di placare la voracità, più ovviamente quelle che incontrava per caso ma di loro abbiamo perso i...

Giovanni

Morandi

Non gli bastava avere una moglie, voleva anche le altre donne della famiglia della moglie, la sorella o la nipote e magari altre ancora che amava nello stesso modo e diventavano parte della sua vita, era il suo modo di placare la voracità, più ovviamente quelle che incontrava per caso ma di loro abbiamo perso i riferimenti e non conosciamo nemmeno i nomi dei figli che gli dettero, mentre degli altri casi, degli altri nove, dieci figli, chi lo sa, sappiamo tutto perché lui non nascondeva nulla, tutto alla luce del sole, tutti dentro una grande famiglia o per meglio dire dentro la sua famiglia allargata, prototipo di tante famiglie dei nostri tempi impalpabili e senza fissità. E qui sta la modernità, anzi l’attualità di quel genio non napoletano ma italiano nonostante che D’Annunzio, alla ricerca perenne di denaro, si fosse inventato una querela contro Eduardo Scarpetta, ‘o re del teatro, sottintendendone una sua inferiorità dialettale rispetto al Vate italico, ma perdendo la causa sul presunto plagio della Figlia di Iorio. Il tribunale sancì la libertà di leggere, di reinterpretare, di parodiare.

Per tutte queste ragioni il film “Qui rido io” di Mario Martone è da vedere perché racconta il passato ma parla del presente. Il padre di “Miseria e Nobiltà” nonché di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo ebbe la fortuna di scoprire che si più avere non solo una vita più lunga ma anche più larga, come capita nei nostri tempi quando si riuniscono a tavola, o semplicemente si sogna di farlo, tutti coloro che fanno parte della propria grande famiglia e siedono alla stessa tavola il presente e il passato. Senza mai essere chiamati errori. Ma solo vita.