29 mar 2022

Colpo di “Coda“: è l’Oscar dell’inclusività

Disabilità, donne e diritti gay: vincono il film sulla famiglia sorda della regista Sian Heder, Jane Campion e l’attivista DeBose

giampaolo pioli
Magazine
Gli attori: Ariana DeBose (31 anni), Troy Kotsur (53 anni), Jessica Chastain (45 anni)
Gli attori: Ariana DeBose (31 anni), Troy Kotsur (53 anni), Jessica Chastain (45 anni)
Gli attori: Ariana DeBose (31 anni), Troy Kotsur (53 anni), Jessica Chastain (45 anni)

di Giampaolo Pioli

Il presidente ucraino Zelensky non ha parlato, ma tutta Hollywood si è stretta in un minuto di silenzio contro la guerra di Putin. Chris Rock che fa ridere con le sue battute abrasive, lo schiaffo di Will Smith certo non lo voleva, ma invece gli è arrivato. Per il resto è stata una notte ricca e sorprendente, anche se con qualche dimenticanza come il mancato tributo “in memoriam” a Monica Vitti e la statuetta che non è arrivata per È stata la mano di Dio di Sorrentino.

Ha vinto la tenerezza e l’inclusività di Coda il film interpretato da un attore sordo, Troy Kotsur, che per la prima volta nella storia si è aggiudicato la statuetta come miglior attore non protagonista. E la vita di una famiglia di pescatori del Massachusetts portatori di handicap diventa immediatamente un faro cinematografico sulla disabilità.

Di fatto anche l’Oscar come miglior regista a Jane Campion oltre al tributo femminile, premia la storia di un’altra famiglia western e cupa questa volta con Il potere del cane. Ma di famiglia in famiglia anche la statuetta a Will Smith come miglior attore protagonista per l’interpretazione di King Richard va alla parabola straordinaria di Richard Williams, il padre-allenatore delle due sorelle regine del tennis mondiale presenti anche loro in abiti scollatissimi sul red carpet di una Los Angeles post Covid tornata di nuovo sfavillante e senza mascherine. Premiata con l’Oscar alla sceneggiatura anche la storia della famiglia di Kenneth Branagh in Belfast.

E se l’inclusività di Coda, remake del francese La famiglia Bélier diretto dalla regista 44enne americana Sian Heder non basta a marcare la voglia di una Hollywood più aperta, e magari meno manesca, è arrivato anche l’Oscar come miglior attrice protagonista a Jessica Chastain per la sua interpretazione in Gli occhi di Tammy Fay di una telepredicatrice controcorrente che negli anni ’80 ha difeso dai bigotti pulpiti Usa la causa gay.

Ma è stato col suo discorso fatto tutto nel linguaggio dei segni che Troy Kotsur con la statuetta di miglior attore non protagonista in mano per Coda è riuscito a commuovere e a far sorridere la platea. Ed è una storia personale e di riscatto artistico anche quella della migliore attrice non protagonista Ariana DeBose (West Side Story), queer, gay e attivista afrolatina, che ha fatto piangere di gioia la madre di origini poverissime.

Questa 94ª edizione degli Oscar anche se i membri dell’Academy stanno ancora discutendo se lasciare la statuetta a Smith o strappargliela per punirlo del potente schiaffo tirato al collega Rock in mondovisione, un altro segno profondo lo ha comunque lasciato sia sul palco che sulla passerella modaiola delle star che precede la festa dell’Academy e che per gli stilisti internazionali equivale davvero a una super sfilata globale. La solennità dello smoking sta facendo sempre più spazio a scelte stilistiche stravaganti soprattutto tra le giovani star (su tutti Chalamet a torso nudo) mentre i grandi colossi streaming, da Apple a Netflix e Amazon, anno dopo anno prendono sempre più il sopravvento sugli Studios tradizionali. E se si pensa che i diritti di Coda se li è aggiudicati la Apple per soli 25 milioni di dollari, mentre ora ne incasserà centinaia, vuol dire che alla fine vince sempre il cinema di qualità.

Dalla sua cella del carcere Harvey Weinstein l’ex padrone della Miramax soffrirà le pene dell’inferno nel vedere che quelli erano proprio i suoi film vincenti. Pur tra le polemiche fra conservatori e progressisti sono in molti a dire che alla fine chi ci guadagna è sempre e solo il cinema, favorito anche dalla flessibilità delle produzioni indipendenti che nei grandi circuiti digitali entrano immediatamente nelle case, più che nelle sale.

Sebbene dispiaccia per Sorrentino, la vittoria di Drive My Car di da Ryusuke Hamaguchi come miglior film straniero è meritata e convincente. E poi non va dimenticato che Marco Regina, Oscar per il corto d’animazione The Windshield Wiper, è originario di Matera, così come è stato toccante sentire la Chastain ringraziare in italiano la figlia Giulietta (la diva è sposata con Gian Luca Passi). Insomma tra più lacrime che sorrisi, gli Oscar hanno già voltato pagina. Ma non sembrano disposti a mostrare l’altra guancia per un nuovo schiaffo.

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