di Paolo Pellegrini

Da Vinci, per una volta, non c’entra. Dai monti della Majella al mare della Costa dei Trabocchi, vini che parlano il linguaggio di un territorio e della sua storia: ecco perché si chiama Codice Vino la nuova realtà creata da una costola della cooperativa Citra – 3mila soci su 6mila ettari con 45 anni di attività – con l’esperienza del professor Attilio Scienza per la vigna e dell’enologo Riccardo Cotarella per la cantina. Un progetto che si propone di dare riconoscibilità all’Abruzzo vinicolo, terra di personalità espressa in vitigni tradizionali come quelli che Cotarella chiama i tre moschettieri – il generoso Montepulciano, i bianchi Passerina e Pecorino – e poi il diffusissimo e celebre Trebbiano, la Cococciola, il Bombino bianco, il Montonico, senza dimenticare prodotti come il Cerasuolo. E il Codice è appunto un’alchimia di valorizzazione delle uve autoctone. Su queste basi identitarie, nella terra che ha conosciuto la fierezza antica di popoli come i Frentani, i Peligni, i Marrucini e i Piceni, nasce questo progetto che mette le più moderne tecnologie al servizio della più rigorosa identità di territorio “dice Cotarella. Il lavoro nel campo, 100 ettari tra monti e mare, tutte ammantate di viti irrobustite, con la vendemmia effettuata a mano e la raccolta chicco per chicco: una zonazione fatta di viticoltura di precisione con i suoi sistemi di indagine satellitare. Dall’altra parte, la tecnologia in cantina, un impianto di microvinificazione cui l’esperienza di Cotarella abbina collaudati modelli enologici: il congelamento per gli aromi, la criomacerazione a zero gradi, la fermentazione lenta solo in acciaio e poi in bottiglia. E Codice Vino ci prova con undici etichette per due linee. Le cinque bottiglie di Codice Oro: il Torrepasso, Montepulciano d’Abruzzo intenso e speziato da vigneti di trent’anni; il Tegèo, Pecorino, da vigne di vent’anni esposte a sud; il Codadoro, un Passerina di tenue delicatezza; il Solante, raro Cerasuolo fuori dalle mode; il Fregavento, morbida bollicina da uva Montonico in purezza. E poi i sei Monovarietali, espressione più fresca dei vitigni tradizionali per una risposta a un mercato più ampio: Montepulciano, Pecorino, Passerina, Cerasuolo e i due spumanti, il Brut e il Rosé. Non manca un tocco particolare, per distinguere le due linee. Così, i vini di Codice Oro portano in bottiglia l’immagine personalizzata della Presentosa, il gioiello femminile dei giorni di festa, “una grande stella di filigrana in mezzo a due cuori”, come scrisse Gabriele D’Annunzio, che era abruzzese; per i Monovarietali, invece, il disegno di alcune delle oltre 1.800 specie botaniche autoctone della Majella. A Codice vino anche la natura ha il suo alfabeto iconico.