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13 mar 2022

Cinque Terre, recuperate le antiche vigne di Schiacchetrà Ora le coltivano i migranti

13 mar 2022

Salvare le campagne delle Cinque Terre attraverso il lavoro dei migranti. Un ettaro di terrazzamenti sopra Riomaggiore coltivati a vite per produrre lo Schiacchetrà del Migrante che finanzierà l’inserimento lavorativo di nuovi soggetti fragili nell’agricoltura. È l’obiettivo del progetto Integrazioni, nato da una collaborazione tra la Caritas della Spezia, il Parco nazionale delle Cinque Terre, la Fondazione Carispezia e le associazioni degli agricoltori Cia e Confragricoltura.

L’intervento ha permesso di riportare alla luce vecchi filari di vigna abbandonati in zona Lavaccio, su terreni di proprietà della diocesi e dell’azienda agricola Possa. In questi giorni sono state piantate nuove barbatelle mentre per la prima vendemmia si dovranno aspettare due anni. Alcuni migranti, formati nella manutenzione dei muretti a secco, hanno già trovato lavoro. "La percentuale di inclusione lavorativa è altissima – dice Giovanni Pontali, coordinatore del progetto –. Per chi viene da Paesi in cui la tradizione agricola è ancora molto viva, è più facile legarsi a questo tipo di attività".

La loro palestra è stata la collina delle Tre Croci sopra Manarola, dove viene installato il presepe di Mario Andreoli. È lì che, seguiti dalla Fondazione Manarola, i migranti hanno imparato il mestiere. "Per loro si apre una possibilità di futuro – spiega Don Luca Palei, direttore di Caritas –. Questi ragazzi si dedicano a queste attività con grande trasporto, loro coltivano la terra e la terra coltiva qualcosa nei loro cuori. La parola integrazione si nomina spesso, qui trova un’applicazione concreta". Tra loro Moussa, trentenne senegalese arrivato in Italia nel 2015, assunto dall’azienda agricola Possa. "Oggi è un paesano – commenta Cristina Micheletto di Caritas – non c’è un residente che non lo conosca e non lo inviti a fermarsi. Da parte sua c’è la gratitudine per essere stato accolto". La dimensione dell’appezzamento permetterà di richiedere al Parco nazionale i permessi per l’installazione di una monorotaia a cremagliera.

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