6 mag 2022

Guida ai film in sala: Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Una canzone. Una donna. Un paese diviso. La storia di Strange Fruit di Billie Holiday

adam olivo
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Una scena da "Gli Stati Uniti contro Billie Holiday"

«Oh, Southern trees bear a strange fruit/Blood on the leaves and blood at the root». Ricordate i versi di questa canzone? Si chiamava Strange Fruit, un brano scritto nel 1939 da un insegnante del Bronx che denunciava i linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti. Gli strani frutti che penzolavano dai rami degli alberi erano i corpi di uomini neri, uccisi senza processo, senza giustizia. Da qui parte Gli Stati Uniti contro Billie Holiday, in sala ora, nuovo film di Lee Daniels a ormai tredici anni dal suo capolavoro, Precious.

Qui siamo negli anni Quaranta e Billie Holiday - interpretata da Andra Day, candidata all'Oscar per il ruolo, è ormai un’artista affermata che si sente chiamata ad approfittare della sua acquisita posizione per aiutare la sua gente. Ecco così che inizia ad inserire nella scaletta dei suoi concerti proprio quella canzone. Strange Fruit. Seriamente intenzionato ad impedirle di cantare ancora la ballata, il Governo americano però la prenderà di mira per il suo abuso di droga. Il caso vorrà peraltro che l’agente federale Fletcher (interpretato da Trevante Rhodes di Moonlight), inizialmente infiltrato nel suo entourage per incastrarla, s’invaghirà di lei.

Ispirato a Chasing the Scream: The First and Last Days of the War on Drugs, un approfondito studio firmato da Johann Hari sulle battaglie contro la droga negli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday vanta una protagonista dalle fini qualità attoriali, Andra Day, appunto, praticamente esordiente e nella vita cantante vera, che qui è senza dubbio il vero faro della pellicola nonché ciò che conferisce vigore al film. Nelle vesti della Holiday, Day sfodera una grinta non indifferente, restituendo al contempo tutta la malinconia e la tristezza di un personaggio fragile quanto eccessivo. Da segnalare che gli elegantissimi costumi portano la firma di una maestranza nazionale: il sardo, trapiantato in America, Paolo Nieddu.

Insomma, un film che è anche l’occasione per parlare di razzismo e di libertà d’espressione in un momento in cui sembra ancora che il primo non sia affatto superato - il caso George Floyd ha scoperchiato una frattura enorme - e la seconda non sempre sia del tutto garantita. Paradossi tutti americani: nel 1978 Strange Fruit venne addirittura nominata canzone del secolo, eppure negli Stati Uniti la legge anti-linciaggio è stata approvata solo un mese fa.

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