Giuliano Montaldo, 91 anni, con la moglie Vera Pescarolo, 90 anni
Giuliano Montaldo, 91 anni, con la moglie Vera Pescarolo, 90 anni
Lui ha 91 anni, lei 90. Il loro amore dura da sessant’anni. Lui è il regista di Sacco e Vanzetti, dell’ Agnese va a morire, del sontuoso Marco Polo tv. È Giuliano Montaldo, e racconta, con la voce piena di gioia, dell’entusiasmo e dell’innocenza di un ragazzino: "Ricordo benissimo il giorno che ha cambiato la mia vita. Era il 1961. Il mio primo film da regista, Tiro al piccione, la storia di un ragazzino che si arruolava nell’esercito della repubblica di Salò, era stato stroncato dalla critica. Volevo mollare tutto, tornare nella mia Genova. Basta, basta con il cinema. E invece…". E invece? "Invece un produttore mi chiamò nel suo ufficio. Ma ciò che vidi nel suo ufficio non fu lui: fu una creatura splendida, elegante, lo sguardo intenso, il sorriso intelligente. Di nome Vera. Il produttore, Leo Pescarolo, mi richiamò all’ordine: “Lei è mia sorella, lavora con me”. Me lo disse con aria intimidatoria, come per dire...

Lui ha 91 anni, lei 90. Il loro amore dura da sessant’anni. Lui è il regista di Sacco e Vanzetti, dell’ Agnese va a morire, del sontuoso Marco Polo tv. È Giuliano Montaldo, e racconta, con la voce piena di gioia, dell’entusiasmo e dell’innocenza di un ragazzino: "Ricordo benissimo il giorno che ha cambiato la mia vita. Era il 1961. Il mio primo film da regista, Tiro al piccione, la storia di un ragazzino che si arruolava nell’esercito della repubblica di Salò, era stato stroncato dalla critica. Volevo mollare tutto, tornare nella mia Genova. Basta, basta con il cinema. E invece…".

E invece?

"Invece un produttore mi chiamò nel suo ufficio. Ma ciò che vidi nel suo ufficio non fu lui: fu una creatura splendida, elegante, lo sguardo intenso, il sorriso intelligente. Di nome Vera. Il produttore, Leo Pescarolo, mi richiamò all’ordine: “Lei è mia sorella, lavora con me”. Me lo disse con aria intimidatoria, come per dire “lascia perdere”. Poi aggiunse: “Vorrei offrirle la regia di un film”. Quel giorno non lo dimenticherò mai. In un minuto, una proposta di lavoro e un colpo al cuore".

Come catturò l’attenzione di Vera? In fondo lei era un giovane regista squattrinato.

"Vera era figlia dell’attrice Vera Vergani, una leggenda del teatro, e di un ufficiale navale sui transatlantici. Riuscii a presentarmi a casa loro praticamente a sorpresa. Vera passò a offrirmi il dolce: “Ti va un pezzo di torta?“. Io la guardai negli occhi e le risposi: “Io – ti – amo!“. La frase cadde in un momento di silenzio della tavolata. Imbarazzo totale di tutti, tranne che di Vera, che rispose: “Sì, ma che c’entra con il dolce?“…".

Iniziò un rapporto di amore: sempre alla pari, complici; mai sottomissione, da parte di Vera. Anche quando avete lavorato insieme.

"È proprio così. Sul set del film La battaglia di Algeri di Pontecorvo in cui avevo l’incarico di girare – come regista della seconda unità – alcune scene, e lei stava organizzando le comparse della folla, la chiamai in modo brusco: col dito le feci segno di venire da me e le gridai ”Qua, correre”. Vera arrivò dritta verso di me, e mi mollò una sberla da ko, urlandomi “Non farlo mai più!”. Tutti gli algerini si fermarono a guardarci. Si aspettavano che la massacrassi di botte. Invece scoppiai a ridere e la abbracciai. Molti uomini disapprovarono apertamente. L’indomani, una macchina sgangherata venne dritta verso di noi, e praticamente salvai Vera scaraventandola di lato con un braccio. L’interprete mi disse: “Qualcuno non può tollerare la scena di ieri sul set”".

Avete anche rischiato di essere arrestati. A Berlino.

"Sì: fu il giorno in cui presentammo il film Una bella grinta alla Berlinale. Andammo a cena a Berlino Est, io bevvi troppo, guidai come se fossi stato a Le Mans, fummo inchiodati dai temibili VoPos, le guardie dell’Est, con il mitra spianato, che urlavano. Solo Vera, con il suo tedesco, riuscì e calmare i militari e persino a farli ridere".

A quel festival vinceste il Premio speciale della giuria. E anche un premio in denaro…

"Quarantamila marchi in contanti! Eravamo felici, in auto arrivammo a Salisburgo, cercammo il più bell’hotel della città. Il concierge ci disse: “Niente camere, purtroppo. È rimasto solo la suite imperiale…”. E io: e che problema c’è? Prendiamo quello! Il letto era una piazza d’armi, ma noi dormimmo stretti stretti. Al mattino, al momento di pagare, mi resi conto del significato della parola “imperiale”. Ma non me ne pentii".

Vera è stata produttrice esecutiva in molti suoi film.

"Ha risolto milioni di situazioni: anche difficilissime. Quando girammo Ad ogni costo con Klaus Kinski, l’attore più matto del pianeta, e dopo che Kinski senza nessun motivo, per gioco, aveva fatto finire il capo attrezzista all’ospedale con un dito spezzato, fu Vera a risolvere la situazione. Il capo attrezzista gridava ”io lo devo ammazzà”, io lo avevo afferrato per il collo. Vera, in tedesco, gli urlò nell’orecchio tutto il suo repertorio di insulti, e Kinski per la prima volta non riuscì a replicare una parola".

E oggi?

"Oggi abbassiamo la saracinesca. Abbiamo fatto insieme l’ultimo film, L’industriale. Ho avuto il regalo di interpretare, come attore, il film di Francesco Bruni Tutto quello che vuoi, che mi ha regalato anche un David come interprete. Ho scritto la storia della mia vita (il libro Un grande amore, appena edito dalla Nave di Teseo, ndr). E ora, abbassiamo la saracinesca. Vera mi ha detto: “Sì, ma se dovessero proporci un racconto emozionante…”. Io le ho risposto: non credo. E poi, la mia grande emozione è stare con te". Così Montaldo saluta. Vera chiama per la cena, e non ci sono santi: è meglio non farla aspettare.