Il Ponte di Bassano oggi: la struttura in legno sul Brenta rischiava di collassare
Il Ponte di Bassano oggi: la struttura in legno sul Brenta rischiava di collassare
VICENZA - Un bacìn d’amor – come recita la “sua” canzone – se lo merita certamente. Ci sono voluti sette anni di restauri e sette milioni di euro, e il ponte di Bassano è rinato, ancora una volta: disegnato 450 anni fa da Andrea Palladio, lo splendido ponte in legno che attraversa il Brenta rischiava di collassare per i cedimenti, ed è stato risanato con le tecniche più moderne. Per la città si apre dunque una festosa estate di eventi (che culmineranno il 3 ottobre nell’inaugurazione a cui è stato invitato il Presidente della Repubblica) e un’affascinante mostra fino al 10 ottobre al Museo Civico, fra disegni originali, mappe, modelli, rare fotografie ottocentesche e le affascinanti vedute del Canaletto che vagheggiava un ponte palladiano perfino lungo il...

VICENZA - Un bacìn d’amor – come recita la “sua” canzone – se lo merita certamente. Ci sono voluti sette anni di restauri e sette milioni di euro, e il ponte di Bassano è rinato, ancora una volta: disegnato 450 anni fa da Andrea Palladio, lo splendido ponte in legno che attraversa il Brenta rischiava di collassare per i cedimenti, ed è stato risanato con le tecniche più moderne. Per la città si apre dunque una festosa estate di eventi (che culmineranno il 3 ottobre nell’inaugurazione a cui è stato invitato il Presidente della Repubblica) e un’affascinante mostra fino al 10 ottobre al Museo Civico, fra disegni originali, mappe, modelli, rare fotografie ottocentesche e le affascinanti vedute del Canaletto che vagheggiava un ponte palladiano perfino lungo il Canalgrande a Venezia. "Raccontiamo invenzione, storia e mito del ponte attraverso la figura di Palladio che fu architetto di ponti di pietra, rimasti sogni irrealizzati, ponti di legno e ponti di carta", spiega Barbara Guidi, direttrice del museo.

"Sul ponte di Bassano, noi ci darem la mano...", si canta in amicizia. Eppure il recente restauro è stato tutt’altro che semplice e “pacifico”, anzi è stato tormentato da ricorsi e polemiche: una delle discussioni più accese ha riguardato la scelta di adottare una trave reticolare in acciaio inox (ovviamente invisibile all’occhio) per rafforzare le quattro stilate. C’è chi ha gridato al sacrilegio. "In realtà il ponte di Bassano è da tempo un acrolito, ovvero un insieme di materiali compositi che sono il risultato degli interventi storici – fa notare il soprintendente Vincenzo Tiné –. Per esempio, già dagli anni ‘90 il ponte non si fondava su pali lignei ma sul cemento armato".

Del resto, quella del ponte di Bassano è una storia di rinascite e di risurrezioni. La più antica citazione di un attraversamento sul Brenta risale già al 1209, all’epoca di Ezzelino II, gran signore della Marca. Così come lo vediamo oggi, il ponte è figlio del progetto che Palladio creò nel 1570: "Avrebbe voluto farlo in pietra, ispirandosi al ponte di Tiberio di Rimini, ma il Senato della Serenissima optò per il legno", ricorda Guido Beltramini, direttore del Centro internazionale di studi intitolato all’architetto veneto. Ideò "una strada sopra l’acqua", un’opera "comodissima e bella" con una loggia coperta da cui osservare le montagne e il colle su cui sorge il Castello degli Ezzelini.

Già nell’arco dei suoi primi due secoli il ponte subì danni, sia per la forza del fiume sia per gli urti delle zattere o del legname sciolto che veniva fatto scendere lungo il Brenta: il 19 agosto 1748 fu portato via "come una cesta" da un’alluvione, e due anni dopo Bartolomeo Ferracina (autore anche dell’orologio meccanico della Torre dei Mori a Venezia) lo ricostruì. Anche allora divamparono polemiche feroci, corredate perfino da insulti e lettere anonime. Nel 1813 i napoleonici incendiarono il ponte per ritardare l’avanzata degli Austriaci, così nel 1821 il Comune affidò ad Angelo Casarotti l’ennesima ristrutturazione, sempre tenendo come riferimento il modello del Palladio. Durante la Grande Guerra il ponte resse anche il passaggio dell’artiglieria pesante diretta al fronte. Nel 1948, dopo le distruzioni della guerra, furono le penne nere a ricostruirlo e da allora – fieramente – è detto il ponte degli Alpini.

L’allestimento scenografico della mostra al Museo Civico ci accompagna fra l’acqua e le nuvole, riproducendo il sogno del ponte che ha ispirato tanti artisti, lungo i secoli. E – abbinandolo anche al ponte Morandi di Genova, simbolo di tragedia e ricostruzione – ci dimostra come il ponte di Bassano, monumento nazionale, sia divenuto un “iconema”, cioé un elemento fondamentale del paesaggio e un emblema non solo della cittadina veneta ma di tutta la bella Italia. Come il ponte di Rialto a Venezia o il ponte Vecchio a Firenze. Negli occhi e nel cuore di tutti.