Checco Zalone durante una scena del film Tolo Tolo (Ansa)
Checco Zalone durante una scena del film Tolo Tolo (Ansa)

Napoli, 2 gennaio 2020 - "Prima gli italiani, quando lo diceva Salvini lo prendevano a pernacchie, ora che lo dice Zalone tutti zitti e mosca". Nella sala 6 dell’Uci Cinemas di Casoria, alle porte di Napoli, c’è il pienone, e la frase si coglie appena mentre calano le luci. L’unico posto disponibile per i ritardatari come me delle 15,45 è la prima fila sotto lo schermo, torcicollo compreso nel prezzo. Per il resto delle proiezioni pomeridiane, è sold out anche nella seconda sala dove si proietta ‘Tolo tolo’. C’è qualche risata strozzata, ma non si ‘ride a catinelle’, e in effetti la reazione dei 400 spettatori, dopo una mezzora abbondante, è quella di un moretto alla fidanzata che lo tiene avvinghiato nonostante il riscaldamento a palla crei una cappa da effetto serra: "Cazzarola, mo pure Zalone fa i film seri".

Tolo Tolo, incassi record. Checco Zalone batte se stesso

All’intervallo, Ersilia, due file più su, torna al suo posto con il popcorn caramellato e la faccia contrariata. "Ho l’impressione che Checco si sia spostato parecchio dalle tue parti, eh Vincenzo". Il giovanotto barbuto, militante di Lega Giovane, annuisce sornione, come un Platone che afferma la supremazia della ragione: "Il Capitano lo ha detto, Zalone è un grande. Ora voi di sinistra fate la polemica con lui, vi attaccate a tutto. La verità è che vedete razzisti ovunque, avete sempre la puzza sotto al naso". Ricomincia, buio in sala. Ersilia non si dà per vinta e sussurra: "Vince’, ma è anche possibile che Zalone vi stia prendendo per il culo. Come fai a dire che vi dà ragione se mette dentro anche Vendola e la musica di De Gregori?". "Appunto, l’ironia la fa tutta contro di voi e il buonismo dei radical chic. Io mi sto divertendo, rido a crepapelle, tu invece fai l’acida e la rancorosa", gli risponde il giovane leghista, mentre da dietro impongono silenzio alla tribuna politica in salsa Uci. ‘Tolo tolo’, scivola verso il finale. "Mi aspettavo di più", taglia corto quello seduto accanto a me in prima fila, anche lui alle prese con l’acuto dolore al collo che cerca di dominare con un’invadente flessione della testa. Si concede qualche sghignazzata quando Checco chiede: "Dove siamo? Migrante, mi dia la posizione" o quando "Ti chiami Doudou? Come il cane di Berlusconi". Ma è pollice verso, impietoso: "Guarda, io già non vado a vedere i film di Albanese, ma questo è l’ultimo che vedo anche di Zalone".

Dietro di noi, Vincenzo dà di gomito all’amica-nemica quando sente Zalone, prigioniero dei libici, esclamare: "In Italia fanno il reddito di cittadinanza, ma non pagano i riscatti". "Lo vedi, lo vedi? – ridacchia il giovane salviniano – Anche lui è convinto che il reddito sia uno spreco". L’uscita dalla sala è l’occasione per fermarsi a chiacchierare. Un gruppetto di quattro eleganti signore, docenti di scuola media, cerca di recensire lo spettacolo: "Ha momenti insoliti. Eravamo venute qui solo per farci una risata, invece ci siamo trovate dentro qualcosa che non viene mai raccontato né dalla tv né dal cinema. È un film politico, più che un film comico", dice Carla. "Macché – replica Cinzia – a me sembra una furbata. Zalone ha annusato l’aria che tira e ha fatto un film di destra, pieno di luoghi comuni e dalla trama inconsistente. Se non ho capito male lui considera i migranti dei profittatori come i militari libici". "Zalone-destrorso mi sembra un’eresia, Cinzietta. A me il film è piaciuto", ribatte Carla mentre si sistema la giacca di astrakan. "Bella, eh. L’ho presa su Zalando". Nell’androne, prima di uscire incrociano, un gruppetto di teenagers. "Signo’, fa ridere Zalone?", chiede uno. "Non tanto, ma fa pensare", replica Carla con il tono pedagogico da prof. "Uagliu’, allora jamme a vederci Siani. Là ‘o spasso è assicurato".