Roberto Pazzi, 75 anni,. vive a Ferrara: esce ora il suo libro “Hotel Padreterno“
Roberto Pazzi, 75 anni,. vive a Ferrara: esce ora il suo libro “Hotel Padreterno“
di Stefano Marchetti Giovanni Eterno è un uomo anziano, anche se lui non sa esattamente quanti siano i suoi anni, di certo molti più dei 78 che riportano i documenti: dove abita lui, infatti, il tempo non si conta. Cappotto cammello e guanti gialli, è un uomo elegante ma misterioso. È comparso all’improvviso, nessuno lo conosce, come se fosse sceso dal cielo. Nessuno sa che dal cielo è sceso veramente: l’enigmatico Giovanni è Dio, il Signore, il Padreterno che ha deciso di prendersi una pausa dall’empireo e di venire sulla Terra, in Italia, per immergersi nella vita delle sue creature, nel Bene e nel Male. A Roma sceglie di alloggiare in un alberghetto scalcinato, popolato da un’umanità inquieta e provvisoria: ed è proprio in questo Hotel Padreterno che ci conduce Roberto Pazzi, editorialista del...

di Stefano

Marchetti

Giovanni Eterno è un uomo anziano, anche se lui non sa esattamente quanti siano i suoi anni, di certo molti più dei 78 che riportano i documenti: dove abita lui, infatti, il tempo non si conta. Cappotto cammello e guanti gialli, è un uomo elegante ma misterioso. È comparso all’improvviso, nessuno lo conosce, come se fosse sceso dal cielo. Nessuno sa che dal cielo è sceso veramente: l’enigmatico Giovanni è Dio, il Signore, il Padreterno che ha deciso di prendersi una pausa dall’empireo e di venire sulla Terra, in Italia, per immergersi nella vita delle sue creature, nel Bene e nel Male.

A Roma sceglie di alloggiare in un alberghetto scalcinato, popolato da un’umanità inquieta e provvisoria: ed è proprio in questo Hotel Padreterno che ci conduce Roberto Pazzi, editorialista del nostro giornale, poeta e narratore tradotto in 26 lingue, nel nuovo romanzo che esce oggi per La Nave di Teseo.

La partenza di Dio crea subbuglio tra le sfere celesti: arcangeli alati arrivano a proteggere il loro Signore e anche il Figlio torna pure sulla Terra per convincerlo a rientrare. Ma Giovanni (Padr)Eterno non ne vuol sapere: conoscerà la miseria e la violenza della città, conoscerà la gente, arriverà perfino a innamorarsi di una donna, scoprirà la gelosia. E anche lui, immortale, dovrà – anzi vorrà – confrontarsi con la morte "da la quale nullu homo vivente pò scappare". Appena arrivato a Roma guarisce Davide, un bambino dai capelli rossi che diventerà il suo migliore amico, uno dei pochi a “riconoscerlo“. E prima di lasciare, farà un altro grande miracolo per ridonare la vita all’intero Paese. Dietro alle pagine visionarie e quasi cinematografiche del romanzo si rivela un pamphlet che racconta una società stanca e disorientata.

Professor Pazzi, come è nata l’idea?

"Mi piace accostarmi di nuovo al tema del sacro. L’immaginario cristiano, le figure del Padreterno, del Figlio, degli arcangeli sono un meraviglioso archivio della memoria collettiva che io tratto da laico. Personalmente credo in Dio ma non sono sicuro che sia come ce lo consegnano le religioni monoteistiche. Un mio romanzo del 2005, L’ombra del padre, terminava con queste parole: “Anche l’eternità invecchia“. Ho ripreso da lì".

Ovvero?

"Noi uomini contribuiamo a creare Dio, e Dio è anche quello che noi vogliamo che sia. Io avevo bisogno di incarnare Dio, di farlo diventare un vecchio pieno di acciacchi ma anche di esperienza, un uomo ancora goloso della vita perché non l’ha vissuta, in un rapporto conflittuale e competitivo con il Figlio di 33 anni, bello, giovane, che forse ha conosciuto la carne e sicuramente ha conosciuto la morte".

Un Dio giudice?

"No, anzi un Dio che vorrebbe essere giocherellone, quasi un giostraio che manovra questa grande giostra che è il riapparire delle forme, mentre lui infonde il suo soffio a sempre nuove figure, nuove mani, nuovi nomi".

E perché decide di scendere sulla Terra?

"Perché stare sempre in cielo è una noia... Dio vuole vivere la vacanza e anche provare la carne. Arriverà però ad accorgersi che è venuta a mancare la voglia di vivere: in Italia, come nell’Occidente, non nascono più bambini, non c’è un senso del futuro".

L’inverno demografico?

"Proprio così. Il Figlio è morto in croce per dare la redenzione, e il Padre dovrà riaccendere la speranza, vincendo la fame di morte".

Già, la morte. Nel libro si dice stanca e chiede a Dio di darle riposo...

"Ma senza la morte la vita sarebbe insopportabile. L’immortalità sarebbe la ripetizione di tutto, l’eliminazione del tempo e quindi la mancanza dell’unicità dell’attimo. Dio può togliere la paura della morte, ma gli uomini finiranno per cercarla".

Lei che rapporto ha con la morte?

"Ho 75 anni, e proprio un anno fa l’esperienza di una malattia mi ci ha portato più vicino. Ma fin da ragazzo la morte è un pensiero che mi accompagna. “Perché sono nato se non era per sempre?“, diceva Ionesco".

Sente di assomigliare al suo Giovanni Eterno?

"È il mio ritratto: sono ironico, ariostesco, metà pagano, metà cristiano, metà incredulo e laico, metà mistico".