Roma, 25 agosto 2021 - Charlie mood. Blue ma non dalla parte del rock. Perché prima c’erano, nell’ascolto del giovane Watts, Miles Davis, John Coltrane, il primo batterista di Eric Dolphy, il raffinato, minimalista e cool Chico Hamilton. E il suo blues era quello del jazz moderno, linee nel cielo o dalla terra al cielo (il be bop era un razzo con musicisti a bordo): “Non sapevo niente di R’nB, per me il blues era Charlie Parker quando suonava lentamente”.

E “Kind of Blue” di Miles. Ma per un debuttante è più semplice entrare nella scena del British Blues londinese con Alexis Korner, batterista muscolare, e la sua nave scuola, la Blue Incorpored, i festival jazz blues frequentati anche da Mick Jagger e il primo nucleo dei Rolling Stones.

E il suo drumming lineare e preciso è la rotaia rassicurante, il punto di riferimento per la musica della band. Dove non ascoltavi l’inesorabile sentenza del beat ma la precisa energia che fa levitare la vita verso il cielo o comunque un sogno. Perché Charlie, che nel frattempo studia batteria jazz, accompagna sempre per sottrazione, come spiega in un definitivo clinic che potete trovare su Youtube.

Negli Stones, con Jagger e Richards (Jones e Wood), il potere comunque alle chitarre, il batterista non poteva che essere il timoniere e il custode severo del ritmo, come nei Beatles Ringo Starr, che ha inventato uno stile che non c’era, con figure interne, senza bisogno, come Charlie, dell’eterno mitico assolo. Frequentavano con educazione una musica che era già leggenda e Charlie è un gentleman fra Jazz e Stones. E il jazz è stato la sua grande personale vera passione, che ha coltivato con progetti importanti dagli anni ‘80. Sempre un passo indietro, invitando gli amici e i giovani a lavorare nei suoi gruppi allargati e le big band, sostenendo il London Jazz festival, suonando spesso nel club del suo amico Ronnie Scott. Anche con i protagonisti dell’avanguardia inglese, il sassofonista Evan Parker, il clarinettista Lol Coxill e altri. Ha portato Parker e Jack Bruce in tour negli anni ‘80 con la Big Band, ha inciso con il Charlie Watts Quintet (lo potete ascoltare al Letterman Show 1996 e al Dennis Miller Show 1992, Youtube) e il Tentet, la Big Band (Live at Fulham Road Hall - BBC TV), e il suo drumming silenzioso è un marchio di fabbrica anche quando deve spingere una grande formazione. Il progetto live alla Concert Hall con la Danish Radio Copenhagen Big Band fa i conti con i maestri in “Elvin Suite” e con i Rolling nella rilettura di “Paint it Black”, “(Satis) Faction”, “You Can’t Always Get What You Want”, con una bellissima “I Should Care”.

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Partecipa alle registrazione di “Vol Pour Sidney”, gioco avant garde di Lol Coxill ed Evan Parker. Con umile amore ha riproposto il suo personale songbook, accarezzato con spazzole sapienti, nel disco orchestrale “Long Ago & Far Away” (1996). Basta ascoltare “More Than You Know” per capirlo. Girando intorno alle sue passioni aveva condiviso l’avventura di The ABC&D of Boogie Woogie con i vecchi complici Ben Waters e David Green. Charlie aveva sposato la pittrice e scultrice Shirley Ann Sheperd, conosciuta negli anni della scuola d’arte, prima degli Stones. Era guarito da un tumore alla gola, è morto dopo un’operazione d’urgenza al cuore. Quando il suo beat si è spento. Per sempre.