Carlo Verdone, 70 anni, “sindaco di Roma“ nella serie Amazon “Vita da Carlo“
Carlo Verdone, 70 anni, “sindaco di Roma“ nella serie Amazon “Vita da Carlo“
di Beatrice Bertuccioli Di sicuro sarebbe stato un sindaco amatissimo dai suoi concittadini. Ma Carlo Verdone ha detto no, anni fa, alla proposta di candidarsi a sindaco della capitale, preferendo continuare a fare quello che ha sempre fatto, con grande successo. Quell’episodio è ora in Vita da Carlo, una serie in 10 puntate di poco più di mezz’ora ciascuna, su Amazon Prime Video dal 5 novembre presentata ieri in anteprima alla Festa del cinema di Roma. Miscela divertente di realtà e invenzione, dove Verdone fa sé stesso mentre altri personaggi, sebbene con nomi diversi, sono facilmente identificabili, come Signoretti, presidente della Regione (Nicola Zingaretti), o il produttore che, quando Verdone gli espone il desiderio di fare un film drammatico, gli urla che "la gente vuole ridere, e magari da “famolo strano“ –...

di Beatrice Bertuccioli

Di sicuro sarebbe stato un sindaco amatissimo dai suoi concittadini. Ma Carlo Verdone ha detto no, anni fa, alla proposta di candidarsi a sindaco della capitale, preferendo continuare a fare quello che ha sempre fatto, con grande successo. Quell’episodio è ora in Vita da Carlo, una serie in 10 puntate di poco più di mezz’ora ciascuna, su Amazon Prime Video dal 5 novembre presentata ieri in anteprima alla Festa del cinema di Roma.

Miscela divertente di realtà e invenzione, dove Verdone fa sé stesso mentre altri personaggi, sebbene con nomi diversi, sono facilmente identificabili, come Signoretti, presidente della Regione (Nicola Zingaretti), o il produttore che, quando Verdone gli espone il desiderio di fare un film drammatico, gli urla che "la gente vuole ridere, e magari da “famolo strano“ – dice – potresti fare un “famolo anziano“", ironica allusione al suo storico produttore Aurelio De Laurentiis. Ci sono poi Max Tortora che fa sé stesso, Monica Guerritore la moglie separata di Verdone, mentre Anita Caprioli interpreta un personaggio di fantasia.

Verdone, come nasce Vita da Carlo, questa sua prima serie?

"All’inizio ero molto incerto, è stato il mio sceneggiatore Pasquale Plastino a darmi la spinta ad accettare. Così, mi sono deciso, pensando che si trattava di un’opportunità. Era intrigante percorrere un sentiero nuovo. Da Un sacco bello a questa serie si completa un arco di 44 anni di lavoro. Mi sono detto, proviamoci".

È stato impegnativo?

"Spaventoso, tanto che mi sono dovuto avvalere di un altro regista, il bravissimo Arnaldo Catinari. È nata come sfida, ho detto, vediamo se riesco ad avere più libertà rispetto a un film. E così è stato. Perché scrivere un film è più difficile, devi condensare tutto in un’ora e tre quarti. La scrittura della serie, invece, è stata molto rapida: in due mesi abbiamo scritto dieci puntate".

Quanto c’è di vero?

"Il 35-40 per cento di quello che ho messo in Vita da Carlo fa parte della mia vita. Mi sono trovato benissimo a interpretare me stesso, con le mie fragilità, i miei tormenti. Questo ha fatto sì che recitassi anche in maniera diversa, più leggera, più intima. Sono andato avanti con grande naturalezza e serenità".

Ha mai ricevuto veramente la proposta di candidarsi a sindaco di Roma?

"Sì, me l’hanno proposto, avendo fatto prima dei sondaggi, che davano dei risultati spaventosi".

In che senso?

"Mi davano vincente al primo turno con oltre il 70 per cento di consensi. Avevano speso anche dei soldi per farli e quindi, mi sono detto, saranno veri. Però mi sono bastati trenta minuti per dire, guardi, nella vita si può fare un lavoro solo, io so fare questo. Se mi togliete il cinema e la scrittura, tutto il resto non è un lavoro per me. Ma poi, perché abbandonare un lavoro che ho iniziato a fare nel lontano 1971 in un teatrino universitario?".

Cosa pensa del nuovo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri?

"Non lo conosco. Penso che l’importante sia che si avvalga di una squadra di gente capace e onesta, in grado di superare le barriere burocratiche che bloccano questa città".

Nel secondo episodio Alessandro Haber si rivolge a lei dicendole, “sei stato fortunato, hai fatto carriera, mentre io da ebreo non ne ha avuta“, e lei di rimando “ma se avete un’ottima comunicazione“. Timore che qualcuno possa risentirsi?

"Non ne posso più di questo politicamente corretto. Non faremo più ridere nessuno. Durante la scrittura, su questa frase ci fermavamo ogni cinque minuti perché, attenzione, questo no, non si può dire, troviamo un’altra soluzione. Aleggiava come una specie di terrore. Basta, mi sembra una forma veramente ipocrita. Comunque, in questo caso, non c’entra nulla il politicamente corretto. Haber, ebreo lui stesso, dice parole sue avviandosi a recitare, in modo perfetto, il monologo di Shylock nel Mercante di Venezia".

Il futuro sono le piattaforme o il cinema rimane la priorità?

"Sto lavorando a un nuovo film e quindi mi auguro, per me e per gli altri registi, che il cinema possa riprendersi, che la sala possa tornare ad avere numeri importanti. Ma siamo anche pronti, se, come speriamo questa prima serie dovesse andare bene, a farne una seconda".