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30 mag 2022

C’era una volta Tarantino: la Palma (poco) d’oro

Da anni Cannes non porta alla ribalta autori e linguaggi cinematografici nuovi. Dalle giurie alla ricerca di pubblicità: le ragioni del declino

30 mag 2022
andrea martini
Magazine
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro
Ruben Östlund, 48 anni, il regista svedese che ha vinto la Palma d’Oro

di Andrea Martini Se nell’immediato la Palma d’oro assegnata a Ruben Ostlund con Triangle of sadness (a cinque anni dalla precedente ottenuta con The square) ha sorpreso lasciando interdetti, il giorno dopo non si può lasciare al solo stupore la risposta. Anche se proprio quest’anno la presidenza di Vincent Lindon lasciava sperare in un giudizio assennato, si è capito da tempo che la Palma viene trattata dalle giurie senza quell’aura di cui un tempo il vincitore poteva poi vantarsi. Basta pensare allo scorso anno quando a essere laureato fu l’horror Titane, firmato da Julia Ducournau di cui sarà difficile sentire il nome in futuro, quando in competizione vi era, tra i tanti, lo stupefacente Drive My Car di Ryūsuke Hamaguchi (Oscar 2021). Non è sempre stato così. C’era una volta la Palma. Premio ambitissimo secondo solo all’Oscar, capace di portare alla ribalta autori nuovi, nuovi linguaggi. Vi sono state Palme che hanno aperto la strada a giovani autori e altre che hanno innovato le forme. Sfogliando a caso l’album: una prima terzina consecutiva. ’76 Taxi Driver di Martin Scorsese, 77 Padre Padrone dei fratelli Taviani (tratto dal romanzo di Gavino Ledda), 78 Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Non importa essere cinefili appassionati o storici del cinema per ricordare questi titoli. Chi non si sovviene del monologo allo specchio “ma dici a me” di Robert De Niro? Una seconda terzina ’89 Sesso bugie e videotape di Steven Sodenbergh, ’90 Cuore selvaggio di David Lynch,’91 Barton Fink di Ethan e Joel Coen. Scoperte memorabili come Lynch e i fratelli Coen. Se il festival finiva con questi titoli saliva l’entusiasmo e forse ti sentivi anche più giovane. Ancora tre anni: ’92 Addio mia concubina di Chen Kaige, ’93 Lezioni di piano di Jane Campion, ’94 Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Il sipario sollevato sul cinema ...

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