Mercoledì 24 Luglio 2024
ELEONORA
Magazine

Caterina Sforza, bellezza contro il patriarcato

A Forlì il festival diretto da Eleonora Mazzoni e dedicato alla Signora: per lei la venustà era un mezzo, non un fine. Con cui esercitare potere

Caterina Sforza, bellezza contro il patriarcato

Caterina Sforza, bellezza contro il patriarcato

Mazzoni

Provo un certo sconcerto nel vedere mia figlia già intenta a tredici anni in maniacali skincare quotidiane, mentre su Tik Tok e Instagram sfilano giovani corpi perfetti, che stimolano insoddisfazioni, bisogni e acquisti compulsivi, sulla base di modelli più prestabiliti che mai, alla faccia di tutto il body posivity di cui ci riempiamo la bocca. Andando indietro nel tempo, mi rivedo alla sua stessa età innamorata pazza di Brooke Shields. Era stata appena fabbricata questa diva-bambina per anticipare i consumi di cosmetici tra le adolescenti, facendo così balzare il mercato di tali prodotti da cifre irrisorie a cento milioni di dollari all’anno solo in America. Era l’inizio degli anni ’80, quando, dopo il periodo di lotte per l’emancipazione femminile, fu sferrata una guerra non dichiarata contro le donne, attraverso i giornali, la Tv, il cinema, come sostiene la giornalista americana Susan Faludi, e in Italia una nascente televisione commerciale proponeva canoni estetici standardizzati e mercificati, atti a suscitare anche nelle donne più attraenti e di successo "odio di sé, ossessioni fisiche, terrore di invecchiare, paura di perdere il controllo", come dice Naomi Wolf in un suo famoso saggio. Quanto c’era di condizionato e subìto nella bellezza che noi ragazze perseguivamo in quegli anni? E quanto è libera oggi mia figlia, mentre cerca di essere bella?

Andando ancora più indietro nel tempo, nella seconda metà del XV secolo Caterina Sforza scrisse un trattato di cosmesi rivolto alle altre donne. In un’epoca in cui la loro azione sociale era limitatissima, per non dire inesistente, la bellezza per la Signora di Imola e di Forlì era un mezzo, non un fine, e rappresentava, più che un segno oppressivo del patriarcato, una via per arginarlo, un esercizio di potere e di affermazione. E se apparentemente si adeguava ai canoni del tempo – pelle candida, capelli biondi, bocca rossa – nello stesso tempo questa donna dominante e mai remissiva, che non a caso fu accostata al “Principe” di Machiavelli, non ne era schiava. Sotto alle lettere e alle ricette di Caterina trapela un piglio, una smania di emancipazione, un desiderio di conoscenza profonda di sé e del mondo.

Il tema della bellezza è sempre intrecciato a quello del benessere generale, in un dialogo tra salute ed estetica che affonda le radici nel mondo tardoantico e nella cultura orientale, si innesta in una tradizione sapienziale tipicamente femminile, che sborda nella terapia, nella magia, nell’alchimia e collega piante, animali, esseri umani in una sottile ma solida corrispondenza. Gli unguenti erano composti di erbe colte in certi giorni e in certe ore, secondo le fasi lunari e la congiunzione degli astri, mescolate rispettando precisi rituali, con tanto di preghiere per placare lo spirito della pianta estirpata. In quegli anni regine e nobildonne di tutta Europa si scambiavano consigli e si regalavano preparati, con generosità, senza invidia o rivalità. In una confidenza e colleganza preziosa tra donne che permetteva di tramandare, spesso ricorrendo a codici criptati, segreti e saperi che, in questo modo, passavano di generazione in generazione. Consapevole del suo corpo e della sua sessualità, Caterina ci ha lasciato ricette su come accrescere il desiderio femminile, istruzioni su come affrontare le mestruazioni, la gravidanza e il parto, terapie per rimanere incinte o per abortire, cure per le malattie tipiche delle donne, spesso avvolte da silenzio o pudore. E i trucchi per “far deuenir strettissima” l’imene e aggirare l’obbligo repressivo della cultura maschile di presentarsi alle nozze vergini.

La bellezza “tattica” e “relazionale” di Caterina Sforza ricorda a noi oggi che il progresso delle donne è vittima di attacchi costanti, la mistica della femminilità può lasciare il posto al mito della bellezza e a tanto altro ancora. Ma siamo in grado di difenderci. Non siamo solo vittime e non subiamo solo coercizioni. Nate da donne, siamo friabili e porose, aperte, perfettamente dotate, sagge e capaci di una libertà che non è un concetto astratto, ma un percorso concreto, dentro vincoli, limitazioni, inevitabili influenze sociali e culturali. Da fare insieme. Per tracciare strade. E visioni del mondo. Di cui il mondo ha bisogno.