di Silvia Gigli Qui dove il mare luccica – come cantava Dalla – e tira forte il vento, a cent’anni dalla morte Enrico Caruso è ancora la voce più grande. È stato lui il vero inventore del tenore superstar: e, perfetto interprete del melodramma, di quella forma artistica interclassista che ha permesso, in Italia, di unire alto e basso, artistocratico e popolare, sublime e baraccone, Caruso è stato il più grande ed emozionante perché ha avuto una vita a immagine e somiglianza di ciò che portava sul palco. Lo dimostrano i documenti inediti appartenuti al tenore che ora Christie’s mette all’asta. Lettere di pugno che svelano un carattere non privo di dubbi e cedimenti, un lato umano toccante e irrequieto, soprattutto con le donne. "Sembra sia su un costante ottovolante emotivo" rivela Thomas Venning di Christie’s....

di Silvia Gigli

Qui dove il mare luccica – come cantava Dalla – e tira forte il vento, a cent’anni dalla morte Enrico Caruso è ancora la voce più grande. È stato lui il vero inventore del tenore superstar: e, perfetto interprete del melodramma, di quella forma artistica interclassista che ha permesso, in Italia, di unire alto e basso, artistocratico e popolare, sublime e baraccone, Caruso è stato il più grande ed emozionante perché ha avuto una vita a immagine e somiglianza di ciò che portava sul palco.

Lo dimostrano i documenti inediti appartenuti al tenore che ora Christie’s mette all’asta. Lettere di pugno che svelano un carattere non privo di dubbi e cedimenti, un lato umano toccante e irrequieto, soprattutto con le donne. "Sembra sia su un costante ottovolante emotivo" rivela Thomas Venning di Christie’s. Inebrianti le lettere romantiche. "Darei la mia vita per ubriacarmi con te d’amore" scrive nel 1987 a Ada Giachetti, la cantante che per lui ha lasciato il marito e che con Caruso ha avuto due figli. A Londra, nel 1904, le rivela dubbi e tremori dietro al sipario: "Prima che ogni spettacolo inizi, divento così nervoso che sono quasi bestiale con tutti... dicono che la camomilla funziona bene". E poi continua: "Il Rigoletto mi spaventa a morte". Sempre a Ada, nel 1900 scrive da Buenos Aires di un successo travolgente ma anche di una fatica indicibile: "Ho dovuto rifiutare i bis, sono caduto a terra, ci sono volute quattro persone per sollevarmi".

Napoletano (nasce il 25 febbraio 1873 terzo di sette figli in una famiglia povera), Caruso inizia bambino a cantare come contraltista nelle chiese della sua città. Prende lezioni e debutta in teatro nel novembre 1894 con L’Amico Francesco di Morelli. In breve la sua fama si diffonde grazie a una voce che gli esperti descrivono "sontuosa e malleabile, con toni medi ricchi come quelli di un baritono". I documenti di Christie’s ci raccontano un Caruso ancora giovanissimo che nel 1897 si presenta a casa di Giacomo Puccini per un’audizione. Puccini era scettico: poche battute dell’aria Che gelida manina lo lasciano senza fiato tanto da chiedergli: "Chi ti ha mandato da me, Dio?".

Da allora in poi è un crescendo, che lo porta in tutto il mondo e lo mette in condizione di avere una delle carriere operistiche più prolifiche di tutti i tempi. Si narra che, al culmine della sua fama, al Metropolitan Opera di New York gli abbiano dato come compenso un assegno in bianco. Dai caffè della sua Napoli (dove giurò di non esibirsi più nel 1901 dopo che venne stroncato il suo Elisir d’amore al San Carlo), Caruso in una manciata di anni conquista i più grandi palcoscenici, dal Covent Garden di Londra (star per 8 stagioni tra il 1902 e il 1914), e il Metropolitan di New York: in scena 850 volte. Vera superstar, è lui a incidere le prime arie per il neonato grammofono, a circondarsi di lussi, case, vestiti, gioielli e un’infinità di amanti.

La sua vita sentimentale è rocambolesca. Lasciata Ada Giachetti, si unisce alla sorella di lei, Rina, dopodiché, una volta in America, nel 1918 sposa l’ereditiera americana Dorothy Park Benjamin. Matrimonio breve, visto che il tenore muore tre anni dopo, per una pleurite mal curata, a soli 48 anni. Su insistenza del re Vittorio Emanuele III, i suoi funerali si svolgono nella Basilica di San Francesco di Paola, a Napoli. Un onore riservato solamente ai reali.

282 lettere e telegrammi firmati dal tenore e 423 documenti che gli furono inviati sono il tesoro che Christie’s mette all’asta. Quando arrivano in Italia le voci delle sue nozze con Dorothy la matrigna di Rina, Teresa, lo fulmina con una lettera durissima: "Abbiamo sentito cose terribili e vergognose. È impossibile per un uomo onesto comportarsi così. Che mi dici di questa famiglia che volevi crearti? E questa donna che da 7 anni attende fedelmente l’adempimento delle tue promesse? Come ti giudicherà il mondo? Non hai già creato abbastanza scandalo?".

Come lo giudicò il mondo lo sappiamo. Tutte queste lettere sono state gelosamente custodite dall’amico Antonino Perrone e sono venute alla luce solo nel 2014. Adesso, chi vorrà, potrà scoprire la vera anima dell’indomabile Enrico.