Un’immagine rappresentativa dell’iconografia dell’Italia turistica diffusa in tutta Europa
Un’immagine rappresentativa dell’iconografia dell’Italia turistica diffusa in tutta Europa
di Roberto Giardina La dea è stesa sulla sdraio sotto l’ombrellone, il venditore minuscolo molto abbronzato l’ammira e non osa avvicinarsi. È una nordica turista su una spiaggia sull’Adriatico, o forse sul Tirreno, poco importa. La foto simbolo di un’éra. In un’altra, un giovane è in acqua tra due ragazze in bikini più ridotti, stese sui materassini. Immagini estive conservate nell´immenso archivio fotografico dell’Enit, circa centomila foto, fotogrammi di film, che l’ente ha reso pubblico per celebrare il centenario, di poco in ritardo. Venne fondato nel 1919, subito dopo la Grande Guerra. Allora i visitatori stranieri furono 900mila, oggi sono 64 milioni, e rendono 42 milioni di euro. Si può compiere una visita virtuale, che si trasforma in un viaggio nel tempo. O visitare, sempre online, la mostra C’era una volta il turismo in Italia. I turisti torneranno appena finita...

di Roberto Giardina

La dea è stesa sulla sdraio sotto l’ombrellone, il venditore minuscolo molto abbronzato l’ammira e non osa avvicinarsi. È una nordica turista su una spiaggia sull’Adriatico, o forse sul Tirreno, poco importa. La foto simbolo di un’éra. In un’altra, un giovane è in acqua tra due ragazze in bikini più ridotti, stese sui materassini. Immagini estive conservate nell´immenso archivio fotografico dell’Enit, circa centomila foto, fotogrammi di film, che l’ente ha reso pubblico per celebrare il centenario, di poco in ritardo.

Venne fondato nel 1919, subito dopo la Grande Guerra. Allora i visitatori stranieri furono 900mila, oggi sono 64 milioni, e rendono 42 milioni di euro. Si può compiere una visita virtuale, che si trasforma in un viaggio nel tempo. O visitare, sempre online, la mostra C’era una volta il turismo in Italia.

I turisti torneranno appena finita l’emergenza per il Covid. Sui supplementi viaggi dei quotidiani tedeschi, abbiamo sempre il posto d’onore. Sole, cibo, cultura, gli ingredienti non cambiano. Die Welt propone un itinerario da Firenze a Ravenna, sui luoghi di Dante che si conclude con una degustazione di Valpolicella. Alcuni manifesti sono piccole opere d’arte, ricercati dai collezionisti. In una foto, all’ingresso della mostra, l’inaugurazione del centro informazioni Enit alla Stazione Termini a Roma. È il 5 maggio del 1926, in quell’anno Thomas Mann verrà in vacanza a Viareggio con la moglie Katja e la figlia Elisabeth, otto anni. Lo scrittore viene multato perché la bambina prende il sole senza costume. Uno scandalo. Mann si vendica con il racconto Mario il mago, poco gratificante per gli italiani.

È l’Italia di Mussolini, Hitler è appena uscito di galera, dove ha scritto Mein Kampf, che pochi prendono sul serio. Nel ’33, quando Adolf conquista il potere, un manifesto celebra i nostri treni veloci, l’Italia è ancora più moderna della Germania. Un manifesto del ’48 invita alle vacanze a Viareggio: una ragazza si libra in altalena tra le bandiere, un volo sensuale e felice. Sono trascorsi appena ventidue anni dal soggiorno di Mann.

Prima della guerra viaggiavano gli intellettuali e i ricchi, a Firenze gli inglesi abitavano nelle ville, non erano turisti ma esuli in un paradiso di opere d’arte. Ora sta per cominciare il turismo popolare. Vacanze d’amore con Water Chiari e Lucia Bosè è del ´53, girato al Club Médirranée di Cefalù, che si chiamava ancora Magique. Il vescovo Emiliano Cagnoni, che era di Ancona, a malincuore guidò sotto il sole le sue fedeli scandalizzate in processione contro le peccatrici in due pezzi.

Il cinema è importante, l’Enit scelse Luciano Emmer, il regista di Domenica d’agosto (1949) per girare documentari intrisi di sentimento sulle vacanze italiane.

Nel ’50, Roberto Rossellini seduce Ingrid Bergman, la porta in Sicilia per il film Stromboli, terra di Dio. Per la stampa internazionale, il regista è il diavolo latino che abusa della bionda scandinava. Il malinteso, l’equivoco, è sempre in agguato. Sulla Riviera Adriatica, il Teutonengrill come lo chiamano con autoironia, i pappagalli danno la caccia alle turiste, sempre bionde e disponibili, secondo il luogo comune. Non capiscono che in realtà sono loro le prede.

I tedeschi arrivano in Isetta, una Bmw a tre ruote, ideata da un italiano, o in bicicletta. Il mio amico Gery mi raccontava che giunse in bici a 18 anni sul lago di Garda dove scoprì gli spaghetti. Gli italiani erano gentili, non risero e gli insegnarono come usare la forchetta. Un altro amico ebbe a 21 anni in regalo una Duetto, come Dustin Hoffman ne Il laureato (1967), scese fino a Taormina, scambiò uno sguardo con una ragazza bruna, e neanche una parola. La mattina dopo trovò una rosa rossa sul sedile della spyder. Un ricordo per la vita.

Per i tedeschi, dopo la guerra, le vacanze in Italia sono il simbolo della rinascita, l’insalata e la frutta servite nelle pensioni di Rimini o Riccione, sono un lusso a poco prezzo. È un viaggio di massa e individuale, un apparente paradosso. In auto, si emigra insieme verso il sud, il mare e il sole. Si scopre la pizza e il vino, si fa shopping ai mercatini sul lungo mare, un paio di scarpe, una camicetta. Con il benessere compreranno l’Haus in der Toskana, o sul Lago di Garda. Oggi i loro figli e nipoti vogliono vacanze frenetiche, più di un viaggio all’anno, vedere tutto in pochi giorni, andare al mare, e anche alla Scala. È una nuova sfida per il turismo in Italia.