Ernst Jünger e Gretha von Jeinsen (anche a destra), con il figlio Ernstel nel ’26
Ernst Jünger e Gretha von Jeinsen (anche a destra), con il figlio Ernstel nel ’26
di Roberto Giardina Lei lo chiama "lumachino" ("Schneckolino"), infantile nomignolo per Jünger, lo scrittore guerriero, l’autore di Tempeste d’acciaio. Per lui, la moglie è l’"amatissima principessina". È appena stata pubblicata una parte della corrispondenza tra Gretha von Jeinsen e Ernst, tra amore e freddezza, coppia fuori dal comune eppure non libera da quella morale borghese che entrambi detestavano. Einer der Spiegel des Anderen (Uno lo specchio dell’altro) è un volume di quasi un chilo, per 720 pagine (Klett Cotta Verlag), benché contenga solo una parte delle lettere scambiate dai due tra il 1922 e il 1960, dal primo incontro alla morte prematura di Gretha: 358 su quasi duemila, 1287 di lui e 677 di lei. Parte della corrispondenza è andata perduta, o venne distrutta per evitare di venire compromessi nei giorni dell’attentato a Hitler, dopo il 20 luglio del 1944. Ernst venne solo congedato, scampando al capestro. I...

di Roberto

Giardina

Lei lo chiama "lumachino" ("Schneckolino"), infantile nomignolo per Jünger, lo scrittore guerriero, l’autore di Tempeste d’acciaio. Per lui, la moglie è l’"amatissima principessina". È appena stata pubblicata una parte della corrispondenza tra Gretha von Jeinsen e Ernst, tra amore e freddezza, coppia fuori dal comune eppure non libera da quella morale borghese che entrambi detestavano. Einer der Spiegel des Anderen (Uno lo specchio dell’altro) è un volume di quasi un chilo, per 720 pagine (Klett Cotta Verlag), benché contenga solo una parte delle lettere scambiate dai due tra il 1922 e il 1960, dal primo incontro alla morte prematura di Gretha: 358 su quasi duemila, 1287 di lui e 677 di lei. Parte della corrispondenza è andata perduta, o venne distrutta per evitare di venire compromessi nei giorni dell’attentato a Hitler, dopo il 20 luglio del 1944. Ernst venne solo congedato, scampando al capestro.

I curatori hanno giustamente privilegiato gli anni dell’ultima guerra, che occupano quasi due terzi del volume. Ernst è a Parigi e fa la vita di un dandy, come scrive nel diario, tra belle donne e intellettuali e artisti, lei è a casa a badare ai figli e alla casa. Il rapporto è in crisi, e si chiamano a vicenda banalmente "Schatz", tesoro mio. L’anno scorso era uscita la prima biografia di Gretha, sempre da Klett Cotta, Die unsichtbare Frau, la donna invisibile, o la moglie, di Ingeborg Villinger, e i due saggi si completano a vicenda. Di famiglia nobile ma povera, Gretha nasce nel 1906. Ribelle, con molti talenti, suona il piano, danza, vuole diventare attrice, e adolescente se ne va a Berlino. Il fratello Kurt la introduce nell’ambiente dei giovani reduci, che tramano per abbattere la repubblica. Gretha ne condivide gli ideali, nasconde nella sua stanza di ragazza armi è munizioni.

Nel 1922, sedicenne incontra Ernst, 27 anni, che le appare in divisa carica di decorazioni, un eroe di guerra, ferito per quattro volte. Lui detesta la società borghese, sogna una rivoluzione conservatrice, ma poi le vieta di apparire in scena, a cantare e danzare, davanti a altri uomini. Gretha obbedisce, si sposano a Lipsia nell’agosto del 1925, l’anno dopo nasce Ernstel, nel ’34 Alexander. Lei si trasforma in una diligente casalinga, si occupa dei continui traslochi, Ernst è lontano, e impartisce ordini dal Brasile o dall’Italia su come sistemare la sua scrivania, o l’armadio con la collezione dei coleotteri.

Nel ’39 Jünger è richiamato alle armi, promosso capitano, il 24 settembre scrive a Gretha: "Oggi ho riflettuto sul fatto che in effetti sono un cattivo padre di famiglia". Subito mette le mani avanti, dipende dalla sua natura: "Io mi vedo estraneo a me stesso, come un sognatore al mio fianco". "In questo incendio mondiale, mi interessa solo niente di meno e niente di più quel che c’è tra noi – gli scrive Gretha il 27 settembre del ’41 – Vita e morte non sono più importanti del nostro amore. Se è egoismo, sarà consentito, almeno credo".

È autunno, Gretha raccoglie le mele nel giardino di casa, a Karlshorst, vicino Berlino, la notte arrivano i bombardieri alleati, lei vaga tra le macerie alla ricerca dei genitori. Ernst dalla terrazza del suo lussuoso albergo a Parigi, il Raphael, ammira gli aerei tedeschi, che sono un’apparizione estetica, palle dorate di fuoco. Inizia un rapporto con la pediatra Sophie Ravoux, 35 anni, una ebrea tedesca sposata a un francese. Non è una semplice avventura. Nel gennaio del ’43, Ernst torna in licenza a casa, e avviene una violenta scenata con la moglie. Il 20 febbraio, lei minaccia la separazione: "Ti sei allontanato da me, non credo che sia possibile un ritorno. Potrei prendermi un amante". Quattro giorni dopo, lui risponde: "Nessuna lettera come la tua mi ha abbattutto. Sono consapevole della mia colpa, nessuno può prendere il tuo posto". Ma continua a vedere Sophie.

Gretha ha seguito con entusiasmo l’avanzata tedesca in Francia, la conquista di Parigi, ma i nazisti per lei sono criminali, nelle lettere non ne parla quasi mai, teme per suo figlio Ernstel, che in collegio non nasconde l’odio per Hitler: "Dovrebbero impiccarlo". Per punizione lo mandano al fronte, in Italia. Muore il 19 novembre del ’44, vicino a Carrara, forse ucciso dai partigiani, ma i genitori sono convinti che sia stato eliminato dalle SS. Quella dei coniugi Jünger è una storia d’amore senza amore, che sopravvive grazie alla distanza. Nel ’57. Gretha si ammala di tumore, e gli scrive: "Stai lontano, non rimuginare, stai tranquillo". Ha sempre saputo che Ernst il guerriero è fragile e vulnerabile. Lei muore nel 1960. Lui si sposa due anni dopo con Liselotte Bäuerle, redattrice della sua casa editrice, e vivrà fino a 103 anni.