Giovanni Morandi Si dice largo alle donne e si pensa a quelle che hanno successo, che raggiungono incarichi di prestigio, finora prerogativa degli uomini. Alle tante ragazze come Luana, che siccome era bella era più facile pensarla come modella ma faceva l’operaia, non ci pensiamo. Non ci ho pensato nemmeno quando ho visto quei...

Giovanni

Morandi

Si dice largo alle donne e si pensa a quelle che hanno successo, che raggiungono incarichi di prestigio, finora prerogativa degli uomini. Alle tante ragazze come Luana, che siccome era bella era più facile pensarla come modella ma faceva l’operaia, non ci pensiamo. Non ci ho pensato nemmeno quando ho visto quei pantaloni beige larghi a bande arancioni e solo dopo ho capito che era una spazzina che stava porgendo al portiere dell’Aci un documento. Stava pulendo la strada lì davanti quando ha trovato quel foglio e anziché buttarlo lo ha portato, pensando che qualcuno lo avesse smarrito. Quando è uscita l’impiegato ha detto: "Solo una donna è capace di fare queste cose". Ho condiviso il parere. Sarà per questa diversità che in tempi così difficili confidiamo che le compagne della nostra vita possano saper fare meglio di quanto non abbiamo dato prova noi uomini. Non è un’abdicazione, è pragmatismo.

E non è il caso di fare del trionfalismo perché anche se oggi per la prima volta in storie centenarie abbiamo a capo degli atenei delle donne, sono proporzioni marginali, cinque contro 80 rettori. Ma quel che conta è la qualità non la quantità, convinti delle risorse di cui dispone la diversità femminile. Quando hanno chiesto alla neorettrice di Padova quale fosse stato il suo primo pensiero dopo l’elezione, ha risposto: la famiglia e i figli. Un neorettore non avrebbe mai fatto una simile confessione. E un poliziotto non avrebbe mai detto, come Evelina Compare, ispettrice capo a Roma, "e madre", di aver pianto insieme alla donna che aveva aiutato a raccontare la violenza subita.

Cos’hanno di diverso, loro? Sanno capire la vita meglio di noi.