Non tutti i cani sono predisposti allo stesso modo al contatto visivo
Non tutti i cani sono predisposti allo stesso modo al contatto visivo

Roma, 2 maggio 2021 - Se guardarsi negli occhi è un fattore fondamentale nella comunicazione fra esseri umani, lo è anche fra cane e padrone. I nostri compagni a quattro zampe sono molto attenti e sensibili agli sguardi, perché ad esempio gli permettono di capire quando ci stiamo rivolgendo a loro e rafforzano il legame reciproco. Ma non tutti i cani sono ugualmente predisposti allo scambio di occhiate: la specie e lo scopo per cui è stata selezionata, il carattere e l'età influenzano la propensione al contatto visivo.

Questa dinamica è stata studiata dal dipartimento di etologia Università Loránd Eötvös, in Ungheria, che ha analizzato il comportamento di 130 cani. Nel corso dell'esperimento, una delle ricercatrici stava ferma immobile fino a quando il cane di turno non la guardava negli occhi, e a quel punto gli dava un piccolo premio in cibo. Per ciascuno degli esemplari è stato misurato quante volte nell'arco di cinque minuti instaurava il contatto visivo, con che velocità e quanto tempo passava fra una volta e l'altra.

Prima osservazione: i cani con il naso più corto erano i più rapidi a rivolgere gli occhi alla ricercatrice. "Probabilmente vedono il volto umano in modo più nitido per via della conformazione particolare della loro retina [che risponde meglio a stimoli visivi centrali]", spiega l'autrice principale Zsófia Bognár; "Ma è anche possibile che i loro padroni li guardino più spesso perché hanno tratti che ricordano quelli di un bambino piccolo, un segnale potente per gli esseri umani". E così boxer, bulldog, carlini e simili potrebbero essere più abituati al contatto visivo rispetto ai parenti a muso lungo. I quali hanno anche una visione più ampia e quindi tendono a farsi distrarre più facilmente da stimoli periferici.

Si sono registrate differenze anche in base alla funzione per cui le specie sono state selezionate dall'uomo. I cani più cooperativi, come i cani da pastore, si affidano ai segnali visivi per recepire le istruzioni dei padroni e si sono dimostrati più veloci a instaurare il contatto visivo rispetto ai cani che puntano più su indicazioni vocali, come i cani da slitta (che non vedono il musher alle loro spalle) o i bassotti, che sono nati per inseguire la preda nel fitto del sottobosco e nelle tane.

Infine, i cani dall'indole giocherellona cercavano prima il contatto visivo, mentre gli esemplari più vecchi facevano più fatica a focalizzare l'attenzione sul volto dei ricercatori, una conseguenza naturale e prevedibile con l'avanzamento dell'età.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

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