Un anno e mezzo fa la pandemia ha sconvolto il mondo, che si è fermato per il lockdown. I cinema e i teatri chiudevano e nelle librerie la ricerca dei lettori cadeva su un libro dal quale trovare una chiave per interpretare l’epidemia dei nostri giorni: il capolavoro mondiale La peste di Albert Camus è tornato alla ribalta in tutto il pianeta, Italia compresa, ritradotto da Yasmina Mélaouah (Bompiani, 2016) .

La traduttrice di origine tunisina, voce italiana tra gli altri di Pennac, Vargas, Colette, Saint-Exupéry. "I grandi classici, come La Peste, scritto nel 1947, ci aspettano per raccontarci il tempo che attraversiamo - le sue parole alla rassegna letteraria di Orani - . Camus narra lo stato d’animo, l’isolamento, la solitudine delle persone colpite dalla peste, la lotta contro il flagello, la disperazione e la morte e infine la vittoria contro il morbo e il senso di comunità ritrovato. Da questo libro ci arriva una grande lezione: in tempi di pandemia bisogna mettere da parte la felicità individuale, perché esiste solo la felicità collettiva".