Luca Zingaretti in un episodio de Il Commissario Montalbano (Rai)
Luca Zingaretti in un episodio de Il Commissario Montalbano (Rai)

Roma, 17 luglio 2019 - Ventisei romanzi, oltre 25 milioni di copie vendute. Il Commisario Montalbano è di gran lunga la creatura più riuscita di Andrea Camilleri, se non altro quella più conosciuta e amata dai lettori, anche grazie al successo della fiction Rai con Luca Zingaretti. Schietto e sensibile, Salvo Montalbano è personaggio che appassiona per il suo linguaggio asciutto e verace, e per la sua composta malinconia, perché Montalbano "è un uomo troppo concreto per credere alla felicità  - raccontava di lui lo stesso Camilleri -. Mi ha confessato che è stato felice una o due volte, sempre all'improvviso e non totalmente. Ha avuto l'idea di essere felice per tre quarti e l'altro quarto stava a guardare lui mentre era felice. E questo quarto di lui rovinava tutto il resto". Ecco una raccolta di alcune delle frasi celebri del commissario: citazioni che hanno contribuito a renderlo famoso.

L'addio di Luca Zingaretti: "Mi hai spiazzato ancora una volta"

  • I pinseri sunno i peggiori nimici della panza e, rispetto parlanno, della minchia (da Una voce di notte)
  • Il prossimo sdilluvio universale non sarà fatto d’acqua, ma di tutti i nostri rifiuti accumulati nei secoli. Moriremo assufficati dalla nostra stissa merda. (da La prima indagine di Montalbano)
  • Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre (Un mese con Montalbano)
  • E’ il pensiero della morte che aiuta a vivere (da La paura di Montalbano)
  • È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere (da L'odore della notte)
  • Nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire (da L'odore della notte)
  • La notte cambia odore ogni ora che passa (da L’odore della notte)
  • Visto che non erano arrinisciuti a cangiare la società, avevano cangiato se stessi (da La gita a Tindari) 
  • Aveva paura, si scantava di calarsi negli “abissi dell’animo umano (da La paura di Montalbano)
  • Abbandonarsi all’ovvietà più assoluta. E certamente la più vera (da La gita a Tindari)
  • lL suo umore s'aggravò, visto e considerato che quello che doveva fare in mattinata non era piacevole: partire per andare a un funerale (da La voce del violino)
  • Che paìsi era quello indove un ministro che era stato ’n carrica ’na vota aviva ditto che con la mafia bisognava convivere? (da Una voce di notte)
  • Montalbano si commosse. Quella era l'amicizia siciliana, la vera, che si basa sul non detto, sull'intuìto: uno a un amico non ha bisogno di domadare, è l'altro che autonomamente capisce e agisce di consequenzia" (da Il ladro di merendine)
  • Era l’insonnia della vecchiaia, quella che notte dopo notte ti condanna a stare vigliante, a letto o in poltrona, a ripassarti la tua vita minuto per minuto, a ripatirla sgranandola come i grani di un rosario” (da La Paura di Montalbano)
  • Tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta (da Gli arancini di Montalbano)
  • E pinsò che macari a quell’altro ragno, quello del quale aviva intravisto per un attimo il volto, l’idea di fabbricare una gigantesca ragnatela era vinuta sicuramente di notte, una delle tante e tante notti d’angoscia, di tormento, di rabbia. E con pazienza, con tenacia, con determinazione, senza arretrare davanti a nenti, la ragnatela l’aviva alla fine costruita. Un prodigio geometrico, un capolavoro di logica (da La pazienza del ragno).