Foto: itchySan / iStock
Foto: itchySan / iStock

Roma, 25 febbraio 2021 - Il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, spesso abbreviato con la sigla Amoc (Atlantic Meridional Overturning Circulation), è un’importante corrente oceanica che regola il sistema climatico di moltissime aree del nostro pianeta. C’è però un grande problema: il riscaldamento globale potrebbe mettere fuori uso questa corrente prima del previsto, con gravi conseguenze a livello climatico. A ipotizzarlo è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista PNAS.

L’importanza del capovolgimento meridionale della circolazione atlantica

Il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica è una corrente caratterizzata da due flussi: uno in direzione nord (di acqua salina calda) negli strati superficiali dell’Oceano Atlantico, uno in direzione sud (di acqua fredda) nelle zone più profonde dello stesso oceano. Senza questa corrente, in pratica, il sistema climatico di tante zone del pianeta andrebbe in tilt, e le conseguenze andrebbero a vedersi sulle pratiche agricole, la biodiversità e la stabilità economica delle aree del mondo influenzate dall’AMOC. Ad approfondire il fenomeno sono stati degli esperti dell’Università di Copenaghen in Danimarca. Gli accademici, prendendo in considerazione l’attuale situazione climatica, hanno studiato le conseguenze di un incremento di acqua dolce nell'Oceano Atlantico settentrionale, determinato dal repentino scioglimento delle calotte glaciali della Groenlandia per via del clima sempre più caldo.

Raggiunto il punto di non ritorno?

Dai risultati dello studio è emerso che l’aumento dell’acqua dolce nell’Atlantico settentrionale potrebbe annullare l’AMOC molto più velocemente del previsto. Il problema, al di là della quantità, è più che altro la velocità con cui l’oceano si sta riempiendo di acqua dolce proveniente dai ghiacciai in scioglimento. Gli scienziati hanno spiegato che si sta raggiungendo una sorta di punto di non ritorno: “Gli aumenti dell'acqua di disgelo dalla Groenlandia stanno accelerando, e non possono più essere considerati lenti", ha detto il fisico Johannes Lohmann, uno degli autori della ricerca. Lo studio ha confermato che la rapidità con cui vengono emessi i gas serra e con cui si stanno sciogliendo i ghiacci sta lasciando sempre meno spazio di manovra, nel senso che intervenire per proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici rischia di diventare inutile: “Si tratta di una notizia preoccupante perché ci ha fatto rendere conto che il nostro spazio operativo si è notevolmente ridotto”, ha aggiunto Lohmann.