Gli incendi spingono gli alberi a spostarsi verso condizioni climatiche migliori
Gli incendi spingono gli alberi a spostarsi verso condizioni climatiche migliori

Con il cambiamento climatico, l’aumento delle temperature e la siccità, gli alberi si stanno spostando. Nel senso che le specie arboree si dirigono verso luoghi più freschi o più umidi. Lo spiega una ricerca dell’Università di Stanford, che racconta anche come una grande responsabilità di questo fenomeno sia da addebitare agli incendi. Gli incendi stanno accelerando questo processo, ma possono anche diventare una risorsa, se controllati e a bassa intensità, per favorire l’adattamento delle piante.


Gli alberi si muovono

Lo studio americano, pubblicato su Nature Communications, è un campanello d’allarme sullo stato del nostro pianeta e solleva interrogativi su come gestire la Terra in un'era di cambiamenti repentini dell’ecosistema.
Utilizzando i dati del servizio forestale degli Stati Uniti su 74 mila appezzamenti di terra in diversi stati occidentali, i ricercatori di Stanford hanno scoperto alcune specie di alberi che stanno spostando la loro area vitale verso zone più umide, in risposta al recente surriscaldamento del pianeta e alla sua progressiva essiccazione. Hanno poi confrontato il tasso di questi spostamenti con gli incendi e hanno scoperto ad esempio che piante come l'abete di Douglas e il leccio del canyon si spostavano con un raggio più ampio quando vivevano in aree flagellate da incendi.

Incendi controllati per favorire la sopravvivenza delle piante

I risultati della ricerca dimostrano che il fuoco può accelerare la migrazione degli alberi, e solleva interrogativi sulla gestione degli incendi, sottolineando l'importanza di quelli a bassa intensità, che potrebbero aiutare l’espansione di certe specie arboree. Sembra paradossale, ma gli incendi pilotati potrebbero alcune specie a allargare il loro areale, verso condizioni adatte alla loro crescita e riproduzione, per sopravvivere meglio. In media si stima che le piante si stanno spostando verso maggiori altitudini al ritmo di 1,5 metri all’anno.
"Forze complesse e interdipendenti stanno plasmando il futuro delle nostre foreste", racconta l'autore principale dello studio Avery Hill, "Abbiamo sfruttato un'immensa quantità di dati ecologici nella speranza di contribuire a un crescente corpo di lavoro volto a gestire queste transizioni ecosistemiche".