Foto: Drbouz / iStock
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La produttività agricola globale è crollata del 21% dal 1961: una perdita che equivale a un annullamento degli ultimi sette anni di crescita nel settore primario. Lo rivela uno studio congiunto tra l'Università del Maryland, la Cornell University e la Stanford University, secondo cui l’agricoltura globale sta diventando sempre più esposta e vulnerabile davanti agli effetti del riscaldamento globale.

I ricercatori hanno fatto una stima di come sarebbero i modelli di produttività agricola totale (un metodo di calcolo usato per misurare la crescita di un’industria) in assenza degli effetti dei cambiamenti climatici, come la siccità o la carenza di acqua da usare nelle coltivazioni. Hanno preso in considerazione anche i dati meteorologici, formulando così dei modelli adatti per capire l’impatto sull’agricoltura del riscaldamento globale.

Le aree agricole più colpite

I risultati, come anticipato, hanno mostrato una diminuzione della produttività agricola globale del 21% dal 1961. Il rallentamento nella crescita ha toccato punte del 26-34% in aree come l’Africa, l’America del Sud e i Caraibi, mentre negli USA la decrescita si è rivelata meno grave (5-15%). Le previsioni mostrano che, se la produttività del settore agricolo dovesse continuare a tenere questi ritmi, entro il 2050 potrebbero esserci quasi 10 miliardi di persone non in grado di avere sufficienti quantità di beni alimentari da portare in tavola.

Meno acqua dai fiumi

"Alcune persone pensano al cambiamento climatico come a un problema lontano, come a qualcosa che dovrebbe riguardare principalmente le generazioni future. Questa visione, però, trascura il fatto che gli esseri umani hanno già cambiato il clima", racconta il dottor Ariel Ortiz-Bobea, autore principale dello studio, “il nostro studio ha mostrato che il cambiamento climatico antropogenico, causato dall'uomo, sta già avendo un impatto sproporzionato sui paesi più poveri che dipendono principalmente dall'agricoltura”.
L’agricoltura è in enorme affanno anche perché il riscaldamento globale sta nettamente diminuendo la portata dei fiumi: c’è meno acqua da utilizzare a scopo agricolo. Basti pensare che, secondo il WWF, dal 2010 al 2017 i quattro principali bacini idrografici italiani (Adige, Po, Tevere e Arno) hanno subito una diminuzione del 40% della propria portata media annua rispetto alla media del trentennio 1981-2010.