Salvare il caffè dai cambiamenti climatici
Salvare il caffè dai cambiamenti climatici

Tra le tante colture minacciate dai cambiamenti climatici, in prima fila c'è anche il caffè. Per evitare che una delle bevande più diffuse e apprezzate al mondo diventi merce rara, uno studio pubblicato sulla rivista Nature suggerisce la possibilità di utilizzare una pianta di caffè selvatica chiamata Coffea stenophylla, che presenta doti di resistenza fuori dal comune senza sacrificare la qualità del prodotto.

Caffè e cambiamenti climatici

L'incremento delle temperature e gli stravolgimenti ambientali che accompagnano i cambiamenti climatici mettono a rischio la sopravvivenza di moltissime specie vegetali. Questo è particolarmente vero per la Coffea Arabica, la pianta del caffè originaria dell'Etiopia, che ha bisogno di condizioni molto specifiche per svilupparsi. I chicchi della Coffea Arabica sono ritenuti molto pregiati e coprono da soli oltre il 70% della quota di caffè presente sul mercato.

Che cos'è la Coffea stenophylla

Si tratta di una specie selvatica di Coffea che cresce in Africa occidentale, e che recentemente ha avuto una forte ripresa in Sierra Leone, dopo che per decenni era stata ritenuta quasi estinta, salvo alcune apparizioni in Costa d'Avorio. Scoperta per la prima volta nel Diciottesimo secolo, la C. stenophyla gode storicamente di buone recensioni: già a fine Ottocento il sapore del suo caffè veniva infatti descritto con toni entusiasti, che lo paragonavano alla ben più ambita varietà Arabica. Il limite dell'arbusto riguarda invece la bassa resa, che la rende poco competitiva rispetto alle altre specie principali di caffè.

Resistenza e gusto

Precedenti ricerche hanno messo in luce che la Coffea stenophyla può sopravvivere a periodi di lunga siccità, denotando anche una certa resistenza verso un fungo noto come ruggine del caffè. Partendo da questi dati, un'equipe internazionale guidata da alcuni esponenti del Royal Botanic Gardens (Gran Bretagna) ha testato a crescita della C. stenophyla in condizioni specifiche, scoprendo che la pianta sopporta bene temperature fino a circa 25 gradi, molto più calde rispetto a quelle ritenute ottimali per la coltivazione della C. arabica o della C. canephora (ossia la varietà robusta). Successivamente, i ricercatori hanno condotto delle prove di degustazione alla cieca con l'ausilio di vari esperti, che hanno confermato l'ottima qualità del caffè prodotto dall'arbusto selvatico.

Caffè del futuro

"Questa specie amplia sostanzialmente il range climatico per il caffè di alta qualità", scrivono gli autori su Nature. Rimane da risolvere il problema della resa, che gli scienziati confidano di superare con delle tecniche di incrocio e selezione, utili anche per aggiungere ulteriore resistenza alla pianta. Per avere dei risvolti a livello industriale servirà però ancora del tempo. "Non sarà nelle caffetterie nei prossimi due anni, ma penso che entro cinque o sette anni lo vedremo entrare nel mercato prima come un caffè di nicchia, poi come un caffè pregiato, per diventare infine il più comune ", ha detto a BBC News Aaron Davis, a capo del team del Royal Botanic Gardens.